Mentre l'Italia registra un’accelerazione del consumo di suolo che ha raggiunto i 2,7 metri quadri al secondo – il valore più alto dell’ultimo decennio – il bacino del Tagliamento emerge come un caso critico di gestione territoriale. In un contesto dove il Veneto (11,86%) e il Friuli Venezia Giulia (8,05%) superano ampiamente la media nazionale di cementificazione (7,17%), l'urbanizzazione continua a insistere proprio sulle aree a pericolosità idraulica elevata.
Con i dati messi a disposizione da ISPRA e SNPA per il periodo compreso tra il 2006 e il 2023 il gruppo di cittadinanza attiva “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi” ha stilato una classifica dei comuni rivieraschi per superficie totale consumata in zone ad alto rischio. Il primato assoluto spetta a San Michele al Tagliamento (VE), con 424,98 ettari impermeabilizzati. Segue Latisana (UD) con 139,85 ettari, Spilimbergo (84,19 ha), San Vito al Tagliamento (79,63 ha), Amaro (60,06 ha), Lignano Sabbiadoro (55,20 ha), Codroipo (50,26 ha), Casarsa della Delizia (50,26 ha), Varmo (33,58 ha) e Tolmezzo (32,86 ha). Ogni ettaro impermeabilizzato in zona alluvionale è come un assegno in bianco per futuri disastri.
Dato che l'impermeabilizzazione è il primo fattore di crisi della rete scolante locale in caso di fenomeni meteorologici intensi (le cosiddette "bombe d'acqua") bisogna necessariamente guardare anche a questo fattore prima di parlare di grandi opere sul Tagliamento. Ridurre il consumo di suolo dovrebbe essere il primo passo per questi comuni, seguendo modelli internazionali che dimostrano l'efficacia della de-cementificazione. Monaco di Baviera, con l'Isar-Plan (2000-2011), ha arretrato gli argini in calcestruzzo allargando il fiume da 50 a 90 metri. Questa scelta ha garantito protezione contro le piene centenarie, come dimostrato dal successo durante l'alluvione del 2005. Copenaghen, dopo il devastante nubifragio del 2011, è diventata la prima "città spugna" al mondo. Invece di potenziare solo la rete fognaria, ha trasformato parchi e piazze in bacini di ritenzione superficiali, riducendo il rischio del 30-50% e dimostrando che le soluzioni naturali sono il 50% più economiche delle alternative "grigie" basate sul cemento.
Come gruppo di cittadinanza attiva "Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi", chiediamo con urgenza un cambio di rotta che superi l'attuale Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), il quale continua a individuare nel cemento l'unica risposta possibile al rischio idraulico. Denunciamo la fallace promessa della "messa in sicurezza", termine spesso usato come propaganda per legittimare un modello di sviluppo che, come sottolineato dalla Consigliera Spagnolo nel 2022, utilizza le opere a monte come grimaldello per "sbloccare" l'edificabilità a valle in territori precedentemente vincolati, di fatto aumentando ancora di più il consumo di suolo in aree a rischio alluvionale.
Questa strategia è radicalmente sbagliata rispetto alle traiettorie dei cambiamenti climatici, poiché l'impermeabilizzazione di aree fragili distrugge l'"effetto spugna" del suolo, aumentando paradossalmente la vulnerabilità e i costi sociali dei futuri disastri. Vanno adottate Soluzioni Basate sulla Natura (NBS) davvero efficaci, come il ripristino della connettività laterale e la riconnessione delle golene abbandonate, per permettere al fiume di espandersi e dissipare naturalmente l'energia delle piene. La vera resilienza non si ottiene ingabbiando il Tagliamento, ma rispettando la sua dinamicità e, finalmente, ridando spazio al fiume. A questo riguardo il nostro gruppo ha realizzato un documentario dal titolo "Restituire spazio ai fiumi", che verrà proiettato il 23 gennaio 2026, ore 18.30, al cinema Visionario di Udine.
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi.
L’appello lanciato dai sindaci del Friuli collinare per un intervento immediato di rimozione dei sedimenti dal Tagliamento, basato sulla percezione visiva di "accumuli significativi", riapre un fronte critico nella gestione del fiume. È necessario, tuttavia, confrontare queste richieste con la realtà dei dati scientifici e con la coerenza politica. Soltanto il 20 febbraio 2025 a mezzo stampa, il sindaco di Gemona Roberto Revelant dichiarava di voler superare gli approcci ideologici invocando una "visione complessiva sul fiume, dalla fonte alla foce" e solidarietà verso i territori di valle come Latisana. Oggi, invocare sghiaiamenti massicci nel medio corso va nella direzione diametralmente opposta a quella vicinanza dichiarata: la scienza ci dice che 𝐬𝐜𝐚𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐆𝐞𝐦𝐨𝐧𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐚 𝐋𝐚𝐭𝐢𝐬𝐚𝐧𝐚.
La letteratura scientifica e i monitoraggi geomorfologici smentiscono la narrazione del fiume "intasato". I dati dimostrano che 𝐢𝐥 𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐞𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐭 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨: nell'ultimo secolo l'alveo si è ristretto drasticamente (fino al 60-70% in meno) e si è inciso (abbassato) di metri. Continuare a prelevare materiale crea una "falsa sicurezza": un alveo più profondo e disconnesso dalle sue aree di espansione naturali (golene) non trattiene l'acqua, ma la incanala a velocità maggiore verso valle, riducendo i tempi di corrivazione e aumentando la violenza delle piene proprio nei tratti arginati della Bassa Friulana.
La richiesta di interventi urgenti da parte dei sindaci non è supportata da dati certi: sono loro considerazioni. Nel caso specifico a monte dei ponti di Braulins e dell'autostrada il livello delle ghiaie è dato dalla quota delle briglie dei ponti, di conseguenza anche asportando ingenti quantità di ghiaia, essa tornerà in breve al livello di prima per effetto di un riequilibrio naturale.
Nonostante ciò, si continua a operare in un vuoto pianificatorio. Come gruppo di cittadinanza attiva “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi” chiediamo che la Regione Friuli Venezia Giulia rediga con urgenza il 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 (𝐏𝐆𝐒), strumento previsto dalle normative europee. L'assenza del Piano favorisce la frammentazione degli interventi, permettendo di autorizzare estrazioni sotto la soglia dei 15.000 metri cubi per 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥'𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐈𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐀𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 (𝐕𝐈𝐀). Questa logica del "mosaico", priva di una valutazione cumulativa degli effetti, ha già portato all'autorizzazione di 1,6 milioni di metri cubi di prelievi in un decennio, sottraendo al fiume l'equivalente del suo intero apporto naturale.
In questo contesto, l'Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, ossia l'ente, che ha elaborato i concetti del PGS, ha il dovere tecnico e morale di prendere una 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚. Non è ammissibile che passino come "motivate" richieste basate su percezioni visive che contraddicono la fisica fluviale. Durante le recenti audizioni tecniche con gli esperti indicati dai Comuni, alla domanda diretta se la rimozione di sedimenti fosse utile per mitigare il rischio alluvioni, l'Autorità ha risposto nero su bianco che "𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐭𝐢𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐯𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨𝐫𝐢𝐨". Se l'escavazione non riduce il rischio idrogeologico, perché si permette che i sindaci la invochino come soluzione salvifica per la sicurezza? Servono risposte chiare dalle autorità competenti.
Infine, un appello specifico va rivolto al sindaco di Trasaghis. Mentre si discute di rimuovere ghiaia, a seguito degli interventi di pulizia delle sponde in prossimità del ponte di Braulins la vegetazione d'alto fusto tagliata non è stata rimossa da chi ha effettuato la manutenzione. Durante una piena questo legname abbandonato viene mobilitato dalla corrente e può accumularsi contro i piloni dei ponti, creando "tappi" (effetto diga) che innalzano il livello dell'acqua e causano esondazioni o crolli infrastrutturali. La prevenzione reale inizia da questi semplici gesti dettati dal buon senso.
𝐍𝐨𝐢 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 - 𝐫𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐢 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐢