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Sabato 11 aprile 2026
𝗨𝗻 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗮 𝗟𝗮𝘁𝗶𝘀𝗮𝗻𝗮
L'attuale ponte stradale sulla S.S. 14 "Triestina", che collega Latisana (UD) a San Michele al Tagliamento (VE), è stato realizzato nel 1949 ed è caratterizzato dalla presenza di quattro pile in alveo. Questa infrastruttura rappresenta oggi una 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗶𝗱𝗿𝗮𝘂𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗳𝗹𝘂𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗲 𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗼𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗮 con tempi di ritorno centenari e duecentennali. Durante le piene, infatti, il materiale flottante (come tronchi e ramaglie) viene trattenuto dalle pile e dall'impalcato, creando un pericoloso "𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶𝗴𝗮" (𝗼 𝗿𝗶𝗴𝘂𝗿𝗴𝗶𝘁𝗼 𝗶𝗱𝗿𝗮𝘂𝗹𝗶𝗰𝗼) 𝗰𝗵𝗲 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗳𝗹𝘂𝘀𝘀𝗼 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗼𝗰𝗮 𝗹'𝗶𝗻𝗻𝗮𝗹𝘇𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗶𝘃𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗶𝗱𝗿𝗶𝗰𝗶 𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲. Questo fenomeno ricorda le cause delle disastrose esondazioni del 1965 e 1966. Le attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018) impongono per la nuova opera un franco idraulico minimo di 1,50 metri rispetto al livello di una piena con tempo di ritorno di 200 anni, standard che l'attuale struttura non può garantire.
Per risolvere definitivamente questa interferenza, il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica prevede la costruzione di un 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗮𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮, 𝗲𝗹𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘁𝗼𝘁𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗲. Le due ipotesi progettuali attualmente al vaglio prevedono una struttura con 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗱 𝗮𝗿𝗰𝗼 oppure un 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗹𝗹𝗮𝘁𝗼 (sospeso tramite cavi). Il nuovo tracciato, leggermente inclinato verso nord-est rispetto a quello attuale, richiederà il rifacimento dei raccordi viari su entrambe le sponde per gestire la nuova quota altimetrica. In particolare, sul lato di Latisana, 𝗹'𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗰𝗶𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗮𝗳𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀ 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗿𝗼𝘁𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 che migliorerà la fluidità del traffico e la sicurezza per l'accesso dei mezzi di soccorso all'ospedale. Saranno inoltre integrati percorsi ciclo-pedonali per favorire la mobilità dolce. Una volta completata la nuova infrastruttura, 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝟭𝟵𝟰𝟵 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀ 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗹𝗶𝘁𝗼, avendo ormai superato i 70 anni di vita utile ed essendo incompatibile con la sicurezza idraulica del territorio.
Per concretizzare il progetto, il Commissario straordinario delegato per la mitigazione del rischio idrogeologico del Friuli Venezia Giulia ha indetto una procedura aperta (codice rfq_120726), pubblicata l'8 aprile 2026. I professionisti vincitori avranno il compito di 𝗽𝗲𝗿𝗳𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗙𝗮𝘁𝘁𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗧𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗘𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮 (𝗣𝗙𝗧𝗘) a base di appalto integrato, che dovrà includere approfondite relazioni geologiche, il coordinamento per la sicurezza e indagini geognostiche. I progettisti hanno 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝟮𝟵 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 per presentare le proprie offerte telematiche.
Nonostante l'avvio della gara, restano sul tavolo diverse criticità. Innanzitutto, 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗮 𝗲̀ 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗮 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 ed era considerata una priorità assoluta già dagli studi del "Laboratorio Tagliamento" nel 2011. I tempi della burocrazia appaiono dilatati, considerando che 𝗶𝗹 𝗣𝗙𝗧𝗘 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 𝗲 𝗱𝗮𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟯. In secondo luogo, la realizzazione del nuovo ponte stradale non azzera del tutto le problematiche di rischio idraulico. Rimangono infatti le 𝗴𝗿𝗮𝘃𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝘂𝗲 𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗹 𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗼 𝗲 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗽𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗲𝗿𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗿𝗶𝗼 che, sebbene sia stato dotato di un sistema di innalzamento meccanico nel 2010, con i suoi piloni in alveo crea uno sbarramento continuo per tronchi e ramaglie che necessita di periodiche rimozioni. La gestione di questi interventi di pulizia è tuttora difficoltosa a causa della sovrapposizione di competenze amministrative.
La sola ingegneria sui ponti non basta. Occorre considerare 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗺𝗶𝘀𝘂𝗿𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘀𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝘁𝗶𝗴𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗹'𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗹'𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮 𝗽𝘂𝗼̀ 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲. Arretrare gli argini o creare zone di espansione naturale permetterebbe infatti di 𝗿𝗶𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗱𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 "𝘀𝘁𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮" 𝗱𝗶 𝗟𝗮𝘁𝗶𝘀𝗮𝗻𝗮.
𝗡𝗼𝗶 𝗦𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 - 𝗿𝗶𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗶
Venerdì 03 aprile 2026
Le drammatiche immagini di esondazioni ed evacuazioni che arrivano in questi giorni da Abruzzo e Molise ci impongono una seria riflessione sugli effetti, ormai evidenti e devastanti, legati al Cambiamento Climatico in atto.
☝🏻 UNA PREMESSA DOVEROSA: sappiamo bene che i casi riportati in cronaca in queste ore (come la diga di Bomba sul fiume Sangro o la diga del Liscione sul Biferno) riguardano invasi costruiti per usi diversi, come la produzione idroelettrica o l'approvvigionamento irriguo, e NON sono opere nate espressamente per la "difesa" dalle alluvioni. Sappiamo anche che le proporzioni, l'ordine di grandezza e i tiranti d'acqua di quelle dighe sono ben diversi e maggiori rispetto a quelli che avrebbe l'invaso ipotizzato dalla delibera 530/2024 - di cui chiediamo il ritiro -.
🛑 TUTTAVIA, IL CONCETTO DI BASE È ESATTAMENTE LO STESSO. Quello che il nostro gruppo e gli esperti via via succeduti vanno ripetendo da tempo per il Tagliamento, trova oggi, purtroppo, una triste dimostrazione pratica: creare bacini a monte, con qualsiasi finalità siano pensati, crea un'insidia enorme.
Se un invaso si riempie completamente a causa di precipitazioni eccezionali prolungate, non c'è modo di regolare l'acqua in ingresso: non esiste un "rubinetto" per chiudere la pioggia che cade dal cielo. A quel punto, per evitare il cedimento delle strutture, si è obbligati ad aprire gli scarichi, trasformando il fiume in una bomba d'acqua.
Il risultato? Manovre disperate che si traducono in gravissime criticità e pericoli enormi per chi (e cosa) sta a valle. Lo stiamo vedendo in questi giorni sul Sangro e sul Biferno, dove la necessità di svuotare le dighe colme ha costretto le autorità ad evacuare in fretta e furia case, intere aree industriali, distruggendo ponti e infrastrutture, oltre a causare dispersi.
Le cronache di oggi ci insegnano che questo tipo di opere rischiano di metterci con le spalle al muro quando la natura presenta il conto. Non è questa la “sicurezza” di cui gli abitanti dei fiumi hanno bisogno! La strada per la mitigazione del rischio idraulico la si ottiene con il ridare spazio ai fiumi.
⚠️ LA CONSAPEVOLEZZA DEL RISCHIO È VITALE. L'episodio del ponte crollato, in cui una persona dispersa ha violato il divieto di transito, evidenzia un punto cruciale: è fondamentale sensibilizzare la popolazione sulla gestione del rischio e sui comportamenti da osservare in caso di allerta. Poiché il rischio zero non esiste,tutti devono essere pronti per l'evacuazione.
𝗡𝗼𝗶 𝗦𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 - 𝗿𝗶𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗶
Sabato 28 marzo 2026
𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼: 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗯𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗗𝗢𝗖𝗙𝗔𝗣. 𝗟𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮 𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝘁𝗶𝗿𝗮 𝗱𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗲.
La recente pubblicazione del bando di gara europeo per l'affidamento del DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali) relativo alle opere di mitigazione del rischio idraulico sul fiume Tagliamento rappresenta l'ennesimo passaggio opaco delle istituzioni regionali nei confronti del territorio. Il bando, che mette sul piatto ben 3,48 milioni di euro di fondi pubblici per i soli servizi di ingegneria e architettura, prevede un affidamento in lotto unico. Tuttavia, analizzando i criteri di valutazione, emerge chiaramente l'indirizzo predeterminato della Stazione Appaltante: su 85 punti tecnici disponibili, ben 23 premiano esclusivamente progettisti con esperienza pregressa in "casse di espansione", "argini diaframmati", "dighe e traverse". Non c'è spazio reale per la multidisciplinarietà ecologica e per approcci Nature Based, relegando il DOCFAP a una procedura per giustificare opere d'ingegneria grigia. Poiché circoscrive il suo raggio d'azione esclusivamente al tratto compreso tra Spilimbergo e la foce, 𝗶𝗹 𝗗𝗢𝗖𝗙𝗔𝗣 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗹'𝗮𝗿𝗲𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗲, 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗰𝘂𝗿𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗿𝗮𝗴𝗶𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗶 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝗖𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗖𝗹𝗶𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼.
Con l'adozione di questo disciplinare, la Giunta Regionale dimostra di voler accelerare, blindando un iter viziato alla radice ignorando sistematicamente gli appelli continui dei cittadini. Associazioni, comitati e le stesse amministrazioni comunali, hanno ripetutamente richiesto il ritiro immediato e formale della Delibera di Giunta (DGR) 530/2024 e della successiva DGR 1076/2024. Questi atti, infatti, hanno cristallizzato la volontà di realizzare una traversa laminante tra Dignano e Spilimbergo e Madrisio di Varmo con relative casse fuori alveo.
La posizione del gruppo di cittadinanza attiva "Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi" è chiara: l'intero processo è minato da forzature politico-amministrative. Il DOCFAP nasce infatti per dare attuazione a un Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) che ha delineato con precisione la tipologia e l'ubicazione delle grandi opere senza essere mai stato sottoposto a una 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐀𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 𝐒𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐚 (𝐕𝐀𝐒). La dimostrazione più lampante di questa "schizofrenia istituzionale" è andata in scena durante le audizioni presso l'Autorità di Bacino. Di fronte a 12 esperti di alto profilo indicati (in parte) dai Comuni – che hanno sollevato criticità insormontabili sulla modellazione matematica, sulla morfodinamica del fiume, sul trasporto solido e sull'impatto ecologico – le istituzioni hanno fatto scena muta. I quesiti più scomodi sono stati evasi con la formula "in via preliminare non è stata valutata", rimandando pretestuosamente ogni verifica proprio alla redazione del futuro DOCFAP.
L’ultimo atto di questo cortocircuito tecnico e politico avviene con la perizia del prof. Andrea Rinaldo, nobel dell’acqua (Stockholm Water Prize 2023). Incaricato dal Commissario di Governo, l’accademico ha di fatto ribadito quanto già sostenuto dagli esperti fluviali, demolendo in maniera istituzionale in IV Commissione le basi conoscitive dell'attuale PGRA. Rinaldo ha certificato che, a causa della "morte della stazionarietà" climatica, i vecchi modelli idrologici basati sulla piena del 1966 sono completamente obsoleti. Procedere con le scelte progettuali relative alla traversa di Dignano prima di aver aggiornato questi dati è stato definito dallo stesso Rinaldo come un atto "imprudente" e "non ragionevole", avvertendo che “distruggere il capitale naturale del Tagliamento con opere superate sarebbe la peggiore scelta possibile”.
Nonostante la scienza pagata dalla stessa Regione affermi che le regole del gioco sono saltate, la Giunta vara un bando milionario che si poggia esattamente su quelle regole obsolete. Il DOCFAP non può smentire gli obiettivi imposti a monte da un PGRA ormai fallace.
L'esecutivo dichiara tacitamente le proprie reali intenzionalità: voler procedere a tutti i costi con le grandi opere impattanti e obsolete, calpestando le evidenze dei cambiamenti climatici, le perizie degli accademici e la volontà di salvaguardare il Tagliamento, l'ultimo grande fiume a canali intrecciati d'Europa, dalla retorica della “falsa sicurezza”. È giunto il momento che la Giunta Regionale interrompa questa folle corsa uscendo allo scoperto, ritirando le contestate delibere 530 e 1076 e ripartendo da un PGRA aggiornato. Si smetta di usare il DOCFAP come uno strumento fittizio di partecipazione o di studio di alternative che finirebbero per avvalorare le ipotesi di partenza o, peggio ancora, favorire un ritorno a ipotesi altamente impattanti già stralciate in passato e tanto osteggiate dalla cittadinanza.
𝗡𝗼𝗶 𝗦𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗧𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 - 𝗿𝗶𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗽𝗮𝘇𝗶𝗼 𝗮𝗶 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗶
Mercoledì 11 marzo 2026
Oggi IV commissione regionale sul Tagliamento per ascoltare la relazione di Andrea Rinaldo.
Intanto una considerazione a caldo della giornata, nei prossimi giorni arriveremo con un'analisi più approfondita.
#tagliamento #ivcommissione #cambiamentoclimatico #stockholmwaterprize #friuliveneziagiulia
Lunedì 09 marzo 2026
Siamo orgogliosi di annunciare che la settima edizione dello Students for Rivers Camp farà tappa proprio qui, sulle sponde del nostro amato Tagliamento!
#tagliamento #rivercamp #rivercollective #pinzanoaltagliamento #summercamp
Giovedì 05 marzo 2026
A fine febbraio una forte mareggiata ha colpito duramente il litorale di Lignano, causando una notevole erosione della spiaggia.
Come Regione, ci troviamo ogni anno ad affrontare questa sfida, un fenomeno che purtroppo è destinato a diventare sempre più frequente e intenso a causa dei cambiamenti climatici.
La soluzione per il futuro, però, ce la offre la natura. Esiste un legame vitale tra il fiume Tagliamento e le coste di Lignano e Bibione. Per proteggere le nostre spiagge in modo sostenibile e ridurre la spesa di soldi pubblici per il ripascimento artificiale, c'è una strada da seguire: permettere al fiume di fare il suo corso, trasportando naturalmente i propri sedimenti fino alla foce.
La costruzione di nuove traverse in alveo (come a Dignano-Spilimbergo e Madrisio) porterebbe a un peggioramento di questo fenomeno di erosione costiera.
#tagliamento #lignano #spiaggia #erosionecostiera #sedimenti
Mercoledì 25 febbraio 2026
I risultati del 𝗖𝗼𝗻𝘃𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝘂𝗻𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗨𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝗶𝗼𝘃𝗲𝗱𝗶̀ 𝟭𝟵 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 con il professor Gunter Blöschl, 𝘚𝘵𝘰𝘤𝘬𝘩𝘰𝘭𝘮 𝘞𝘢𝘵𝘦𝘳 𝘗𝘳𝘪𝘻𝘦 2025, dal titolo "𝗥𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝘂𝘃𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 - 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗴𝗹𝗼𝗯𝗮𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲" sono chiari: il rischio idrologico sta cambiando in relazione ai cambiamenti climatici e la gestione dei corpi idrici deve necessariamente evolvere.
Il Prof. Gunter Blöschl ha evidenziato come l'aumento di eventi piovosi brevi e intensi stia rendendo i 𝗽𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗶 𝗯𝗮𝗰𝗶𝗻𝗶 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗶 (come quelli del Friuli Venezia Giulia) più vulnerabili rispetto ai grandi fiumi continentali, che rispondono a dinamiche globali diverse. La modellazione idrologica in alcuni casi dimostra che le infrastrutture costruite lontane dai luoghi da proteggere sono 𝗽𝗼𝗰𝗼 𝗲𝗳𝗳𝗶𝗰𝗮𝗰𝗶 a causa della modifica del pattern delle precipitazioni e della distribuzione dei picchi di piena nei bacini (come ad esempio nella piena del 2023 in cui tra gli idrometri di Venzone e Latisana fu registrata un’anomalia sulla propagazione del colmo rispetto una piena ordinaria).
L'impermeabilizzazione del suolo è un problema molto rilevante, specialmente nei bacini urbani e di piccole dimensioni. Per contrastare questo fenomeno, Blöschl porta l'esempio virtuoso del "Quartier am Seebogen" a Seestadt Aspern a Vienna con il progetto “𝗖𝗶𝘁𝘁𝗮̀ 𝗦𝗽𝘂𝗴𝗻𝗮”. Dal caso di Colonia con le barriere arginali rimovibili e le innovazioni locali (il progetto 𝗛𝘆𝗱𝗿𝗼𝗹𝗮𝗯 e l'indice 𝗠𝗣𝗜 per la manutenzione delle opere), emerge un messaggio fondamentale: la strategia vincente integra interventi strutturali mirati, la manutenzione costante dei punti critici e una forte 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 che renda i cittadini consapevoli e protagonisti sulle criticità del proprio territorio.
Scopri i punti chiave del dibattito e cosa ci insegna l'idrologia moderna!
#convegno #uniud #clima #rischioidraulico #impermeabilizzazione #pianificazioneurbanistica #alluvioni #cementificazione #fvg #noisiamotagliamento #ridarespazioaifiumi #tagliamento #cittadinanzaattiva
Mercoledì 18 febbraio 2026
Rimuovere le dighe dalle Alpi? Impossibile: ci serve energia rinnovabile. Lo studio "How natural are Alpine mountain rivers? Evidence from the Italian Alps" del professor Francesco Comiti spiega che tornare a una "natura vergine" è un'utopia.
La vera sfida non è eliminare tutte le strutture, ma gestirle meglio per trovare un compromesso sostenibile tra ecologia e produzione elettrica.
Fonti slide 2-7: How natural are Alpine mountain rivers? Evidence from the Italian Alps, Francesco Comiti, 2011.
#tagliamento #dighe #sedimenti #transizioneenergetica #carnia
Lunedì 9 febbraio 2026
Buone notizie dal fiume Tagliamento!
Cogliamo l’occasione per ringraziare Free Rivers Fund per la fiducia riposta nella nostra missione e per aver riconosciuto l’impegno di Noi Siamo Tagliamento nel mantenere alto il valore e la tutela del nostro fiume.
Inoltre siamo entusiasti di aiutare il collettivo internazionale river collective ad organizzare questa settima edizione dello students for river camp sul fiume Tagliamento!
@therivercollective @freeriversfund
#tagliamento #buonenotizie #riverscamp #conservazionefluviale #freerivers
Mercoledì 28 gennaio 2026
Dobbiamo ripensare le nostre città, non in un solo punto lungo il corso del fiume, ma a scala di bacino, come ripetiamo di continuo, come forma di adattamento ai cambiamenti climatici. Va cambiata la nostra mentalità su come si convive con un fiume.
C'è la necessità che la regione Friuli Venezia Giulia, i gestori dei servizi idrici, i comuni, l'autorità di bacino creino un’alleanza in cui venga riconosciuto qual è l’obiettivo comune.
#tagliamento #cittàspugna #naturebasedsolutions #adattamentoclimatico #ripensarelacittà
Sabato 10 gennaio 2026
Il consumo di suolo secondo fonti Ispra - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (dati fino al 2024) è in crescita, anche lungo il Tagliamento.
Facciamo notare come le evidenze scientifiche suggeriscono (ormai da anni) che ogni metro quadrato cementificato in un'area alluvionale è garanzia per futuri disastri.
La vera sfida per il bacino del Tagliamento non può risiedere nelle grandi opere ingegneristiche "grigie", ma nell'adozione di Soluzioni Basate sulla Natura (NBS), le ultime due slide vanno proprio in questa direzione.
#tagliamento #consumodisuolo #naturebasedsolutions #ispra #cittàspugna
Giovedì 25 dicembre 2025
Regali dell'ultimo minuto e sei già in ritardo per il pranzo di Natale?
Regala anche tu un tronchetto del Tagliamento, per un Natale diverso dal solito.
#natale2025 #merrychristmas #tagliamento #tronchettodinatale #buonnatale
La Costituzione italiana tutela l'ambiente? Sì, leggiamo assieme un paio di articoli costituzionali.
Prossimamente un approfondimento anche sulla Nature Restoration Law.
#costituzione #ridarespazioaifiumi #tagliamento #legge #tutelaambientale
Domenica 14 dicembre 2025
Condividiamo il nostro comunicato stampa in data 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐥𝐞𝐝𝐢̀ 𝟏𝟎 𝐝𝐢𝐜𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓 in risposta all'articolo comparso il giorno precedente sul Messaggero Veneto di Udine intitolato "Detriti nel Tagliamento. I sindaci: <<S'intervenga per dare più sicurezza>>" e mai pubblicato.
𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨: 𝐥𝐚 “𝐟𝐚𝐥𝐬𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚” 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐠𝐡𝐢𝐚𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐦𝐢𝐧𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐥𝐚 𝐁𝐚𝐬𝐬𝐚. 𝐋’𝐀𝐮𝐭𝐨𝐫𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐁𝐚𝐜𝐢𝐧𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚.
L’appello lanciato dai sindaci del Friuli collinare per un intervento immediato di rimozione dei sedimenti dal Tagliamento, basato sulla percezione visiva di "accumuli significativi", riapre un fronte critico nella gestione del fiume. È necessario, tuttavia, confrontare queste richieste con la realtà dei dati scientifici e con la coerenza politica. Soltanto il 20 febbraio 2025 a mezzo stampa, il sindaco di Gemona Roberto Revelant dichiarava di voler superare gli approcci ideologici invocando una "visione complessiva sul fiume, dalla fonte alla foce" e solidarietà verso i territori di valle come Latisana. Oggi, invocare sghiaiamenti massicci nel medio corso va nella direzione diametralmente opposta a quella vicinanza dichiarata: la scienza ci dice che 𝐬𝐜𝐚𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐆𝐞𝐦𝐨𝐧𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐚 𝐋𝐚𝐭𝐢𝐬𝐚𝐧𝐚.
La letteratura scientifica e i monitoraggi geomorfologici smentiscono la narrazione del fiume "intasato". I dati dimostrano che 𝐢𝐥 𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐞𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐭 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨: nell'ultimo secolo l'alveo si è ristretto drasticamente (fino al 60-70% in meno) e si è inciso (abbassato) di metri. Continuare a prelevare materiale crea una "falsa sicurezza": un alveo più profondo e disconnesso dalle sue aree di espansione naturali (golene) non trattiene l'acqua, ma la incanala a velocità maggiore verso valle, riducendo i tempi di corrivazione e aumentando la violenza delle piene proprio nei tratti arginati della Bassa Friulana.
La richiesta di interventi urgenti da parte dei sindaci non è supportata da dati certi: sono loro considerazioni. Nel caso specifico a monte dei ponti di Braulins e dell'autostrada il livello delle ghiaie è dato dalla quota delle briglie dei ponti, di conseguenza anche asportando ingenti quantità di ghiaia, essa tornerà in breve al livello di prima per effetto di un riequilibrio naturale.
Nonostante ciò, si continua a operare in un vuoto pianificatorio. Come gruppo di cittadinanza attiva “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi” chiediamo che la Regione Friuli Venezia Giulia rediga con urgenza il 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 (𝐏𝐆𝐒), strumento previsto dalle normative europee. L'assenza del Piano favorisce la frammentazione degli interventi, permettendo di autorizzare estrazioni sotto la soglia dei 15.000 metri cubi per 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥'𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐈𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐀𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 (𝐕𝐈𝐀). Questa logica del "mosaico", priva di una valutazione cumulativa degli effetti, ha già portato all'autorizzazione di 1,6 milioni di metri cubi di prelievi in un decennio, sottraendo al fiume l'equivalente del suo intero apporto naturale.
In questo contesto, l'Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, ossia l'ente, che ha elaborato i concetti del PGS, ha il dovere tecnico e morale di prendere una 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚. Non è ammissibile che passino come "motivate" richieste basate su percezioni visive che contraddicono la fisica fluviale. Durante le recenti audizioni tecniche con gli esperti indicati dai Comuni, alla domanda diretta se la rimozione di sedimenti fosse utile per mitigare il rischio alluvioni, l'Autorità ha risposto nero su bianco che "𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐭𝐢𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐯𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨𝐫𝐢𝐨". Se l'escavazione non riduce il rischio idrogeologico, perché si permette che i sindaci la invochino come soluzione salvifica per la sicurezza? Servono risposte chiare dalle autorità competenti.
Infine, un appello specifico va rivolto al sindaco di Trasaghis. Mentre si discute di rimuovere ghiaia, a seguito degli interventi di pulizia delle sponde in prossimità del ponte di Braulins la vegetazione d'alto fusto tagliata non è stata rimossa da chi ha effettuato la manutenzione. Durante una piena questo legname abbandonato viene mobilitato dalla corrente e può accumularsi contro i piloni dei ponti, creando "tappi" (effetto diga) che innalzano il livello dell'acqua e causano esondazioni o crolli infrastrutturali. La prevenzione reale inizia da questi semplici gesti dettati dal buon senso.
𝐍𝐨𝐢 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 - 𝐫𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐢 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐢
#noisiamotagliamento #tiliment #ridarespazioaifiumi #tagliamento #iltagliamentononsitaglia #freeflowingrivers #abdao #sghiaiamenti #trasportosolido #morfologiafluviale #incisione #traiettoriaevolutiva #sedimenti
Giovedì 4 dicembre 2025
𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐢 𝐝𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐬𝐜𝐨𝐧𝐨 𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐢: 𝐢𝐥 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐚 𝐠𝐡𝐢𝐚𝐢𝐚. 𝐄̀ 𝐢𝐧 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐭 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢
Negli ultimi giorni alcuni sindaci del Medio Tagliamento hanno denunciato un presunto “eccesso di ghiaia” nell’alveo, indicandolo come causa di maggiore pericolosità idraulica e chiedendo di accelerare le autorizzazioni alle estrazioni.
Ma le evidenze scientifiche – dai rilievi geomorfologici agli studi di riferimento come Ziliani e Surian (2016) – restituiscono un quadro opposto: 𝐢𝐥 𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐞̀ 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐨. Un deficit che deriva da decenni di prelievi e interventi idraulici e che continua tutt’oggi.
Le serie storiche mostrano chiaramente che il letto del fiume non si sta innalzando, come suggerisce la narrazione dell’alveo “intasato”, ma prevalentemente 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐨. In molti tratti del medio e basso corso l’incisione ha raggiunto i 2–3 metri. Non è dunque un eccesso di ghiaia a creare problemi, ma la sua mancanza: un alveo più profondo 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐢, 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐫𝐨𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐥𝐞𝐫𝐚 𝐥’𝐨𝐧𝐝𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐥𝐞.
Parallelamente, il Tagliamento si è ristretto drasticamente. Nell’ultimo secolo la larghezza dell’alveo è diminuita del 60% tra Pinzano e Casarsa, del 49% tra Casarsa e Madrisio e del 66% tra Madrisio e Ronchis. 𝐔𝐧 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐢𝐧𝐜𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐞 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨. E questo principalmente a causa di estrazioni che per decenni hanno alterato il bilancio sedimentario.
I numeri sulle autorizzazioni sono eloquenti: tra 2015 e 2025 la Regione ha concesso 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟏,𝟔 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢 𝐜𝐮𝐛𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐥𝐢𝐞𝐯𝐢, una quantità pari all’intero trasporto solido naturale stimato per lo stesso periodo. Ciò che il fiume produce in dieci anni viene sottratto nello stesso arco di tempo: 𝐮𝐧 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞, che smentisce l’idea di un accumulo.
A peggiorare la situazione ci sono gli interventi “a mosaico”, spesso sotto la soglia dei 15.000 m³ e quindi esenti da VIA (valutazione di impatto ambientale). Singolarmente piccoli, ma complessivamente responsabili di ulteriore incisione, perdita di capacità delle golene e impatti su habitat di pregio, contribuendo anche alla 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐢 𝐞𝐫𝐨𝐬𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐟𝐫𝐢𝐮𝐥𝐚𝐧𝐞 𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐞𝐭𝐞.
Intanto, le politiche europee chiedono l’esatto contrario: la Direttiva Acque e il nuovo Regolamento sul Ripristino della Natura impongono di ridurre le artificializzazioni, ripristinare la continuità ecologica e basare ogni intervento su un bilancio sedimentario trasparente. Ma il Tagliamento 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, obbligatorio dal 2015 e mai realizzato da Autorità di Bacino e Regione.
Se a Gemona e Osoppo le soglie di sostegno dei ponti autostradale e SR 512 determinano accumuli locali, è doveroso valutare modifiche mirate. Ma 𝐬𝐥𝐞𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐜𝐢𝐧𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐡𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐚 𝐯𝐚𝐥𝐥𝐞.
La sicurezza idraulica non si ottiene sottraendo altro materiale a un fiume che ne ha già troppo poco. Significa ricostruire un equilibrio naturale compromesso: monitorare il trasporto solido, programmare interventi su scala di bacino, ripristinare gli spazi fluviali e abbandonare la logica degli scavi frammentati. 𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐨 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐨: 𝐢𝐧𝐝𝐞𝐛𝐨𝐥𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐫𝐠𝐢𝐧𝐢, 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐞 𝐡𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐭 𝐞 𝐚𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐥’𝐞𝐫𝐨𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚.
Come gruppo di cittadinanza attiva Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi, organizzeremo nel breve periodo un evento di informazione sul tema, con parole chiave “traiettoria evolutiva “ e “bilancio del trasporto solido” riportate nella normativa nazionale (d.leg. 152/2006).
#tagliamento #noisiamotagliamento #ridarespazioaifiumi #sghiaiamenti #sedimenti #incisione #traiettoriaevolutiva #morfologiafluviale #trasportosolido #iltagliamentononsitaglia
Domenica 23 novembre 2025
𝐈𝐥 𝐩𝐨𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐭𝐨𝐫𝐫𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐆𝐥𝐚𝐠𝐧𝐨̀: 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐫𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐬𝐩𝐢𝐞𝐠𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐟𝐞𝐧𝐨𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐟𝐥𝐮𝐯𝐢𝐚𝐥𝐞.
La sicurezza del ponte storico sul torrente Glagnò (Moggio-Amaro) è compromessa: l'erosione ha messo in luce le sue fondazioni, portando all'ordinanza di divieto di transito ai mezzi pesanti. Ma cosa è avvenuto di preciso?
Questo è un sintomo dell'𝐢𝐧𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝'𝐚𝐥𝐯𝐞𝐨: l'abbassamento persistente del fondo fluviale, un fenomeno morfologico diffuso in Italia che indica un grave disequilibrio dinamico.
La conseguenza è lo 𝐬𝐜𝐚𝐥𝐳𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 delle fondazioni di ponti e altre strutture, già riscontrato in altri manufatti come il ponte sull’Adda a Traona (SO). Nel caso del Torre e Tagliamento l'incisione è alimentata principalmente dalla 𝐦𝐚𝐬𝐬𝐢𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 dagli anni '50 agli anni '80, che ha creato un "deficit solido" alterando il profilo naturale del fiume e innescando un'erosione che si propaga a monte e a valle. Nel Tagliamento sotto alcune pile del ponte di Dignano e alcuni tralicci, si può riscontrare un abbassamento del livello delle ghiaie tale da lasciare scoperte le fondazioni.
L'incisione causa l'𝐚𝐛𝐛𝐚𝐬𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐥𝐝𝐚 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐟𝐞𝐫𝐚 e l'instabilità costiera.
Il nodo cruciale è l'𝐚𝐬𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 (𝐏𝐆𝐒), obbligatorio per legge. Inoltre la carenza cronica di monitoraggio del trasporto solido, porta a interventi disorganici, spesso guidati da interessi economici, in contrasto con gli obiettivi europei di ripristino della connettività fluviale e mantenimento del buono stato ecologico.
𝐄̀ 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐠𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐜𝐢𝐧𝐨, 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐢𝐞𝐜𝐡𝐢. 𝐋𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐫𝐚𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐩𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐢𝐝𝐫𝐨-𝐠𝐞𝐨𝐦𝐨𝐫𝐟𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐨.
#incisionealveo #sicurezzaponti #morfologia #noisiamotagliamento
Giovedì 20 novembre 2025
ISPRA ha dichiarato che l'alluvione nel goriziano del 16-17 novembre è legata ai cambiamenti climatici e alla assenza di connessione dei torrenti con le loro piane inondabili.
Ridare spazio ai fiumi è ormai più che necessario per attenuare questi eventi drammatici.
Fonte: intervista su Rainews
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Lunedì 17 novembre 2025
Oltre 250 mm in poche ore: questo è il clima che cambia, non la narrazione distorta per giustificare il cemento. E’ necessario ridare spazio ai fiumi per limitare la loro pericolosità.
Alle persone colpite e alle loro famiglie va tutta la nostra vicinanza.
La solidarietà però non basta: servono scelte coraggiose, non scorciatoie, perché eventi come questi si ripresenteranno.
Sugli allagamenti che stanno colpendo la fascia orientale e la bassa friulana, analizzando i primi dati disponibili, si parla di accumuli pluviometrici con tempi di ritorno dell’ordine dei mille anni: 270 mm a Cormons in qualche ora (avrebbe Tr di 1000 anni considerando tutto il giorno), considerazioni simili possono farsi per Capriva.
Dati che non erano nemmeno contemplati fino a qualche anno fa, oggi li ritroviamo nelle strade e nelle cantine allagate dei territori friulani.
Si sta riscrivendo il concetto di eccezionalità.
Grandinate devastanti dell’ordine dei 20 centimetri, mareggiate, nubifragi auto innescanti gli scorsi mesi a Trieste e Lignano; oggi questo.
Un radicale cambio di regime pluviometrico ormai evidente: come confermano i dati ARPA e gli studi climatici/meteorologici recenti, non siamo più di fronte solo alle grandi perturbazioni "lente" e sincronizzate del passato. Il nuovo rischio è dominato da eventi brevi, localizzati e di violenta intensità (le cosiddette "bombe d'acqua") che scaricano quantità enormi di pioggia su territori fragili e incapaci di drenare.
Tuttavia, mentre l'acqua invade strade e scantinati a causa dell'impermeabilizzazione e della crisi della rete di scolo, il dibattito pubblico sulla sicurezza sembra guardare altrove.
Ciò vale per eventi estremamente concentrati nel tempo e nello spazio. Non c'è la stessa fenomenologia per eventi estesi a una scala di bacino come quella del Tagliamento, e su questo gli scenari elaborati in termini climatici continuano a confermarsi validi.
Sono queste le conseguenze del riscaldamento globale, causato dall'immissione di gas climalteranti in atmosfera derivante dalla combustione di combustibili fossili (gas, petrolio, carbone) per causa antropica. Al fine di garantire un futuro vivibile ed evitare il superamento dei 2°C, l'unica strada è la mitigazione: ridurre drasticamente le emissioni di gas climalteranti (anidride carbonica, metano, ecc) fino ad arrivare a emissioni nette zero nel 2050.
Questo significa rispettare gli accordi di Parigi, seguire i processi in corso come la COP 30 a Belem, fare pressione sui governi e le istituzioni per realizzare davvero la transizione ecologica e smarcarsi dall’uso dei combustibili fossili..
Invece c'è chi sfrutta la legittima paura del cambiamento climatico per rispolverare grandi opere rigide in alveo (traverse, casse di espansione) pensate per scenari idraulici di 50 anni fa. È fondamentale dirlo con chiarezza tecnica: le grandi opere in alveo non servono a nulla contro gli allagamenti causati da piogge localizzate come quelle di ieri e oggi. Infrastrutture di questo tipo vengono progettate per le piene storiche del fiume (che richiedono la sincronia di tutti gli affluenti montani), non per smaltire l'acqua che cade "qui e ora" sulla pianura cementificata o per contrastare la risalita del cuneo salino dal mare.
Lo stesso si può dire per sghiaiamenti e opere di “pulizia a tappeto” degli alvei : la rimozione dei sedimenti non è una soluzione al problema, anzi, ne amplifica la gravità se svolta in maniera non regolamentata (ne abbiamo già parlato abbondantemente in questo post e continueremo a farlo https://tinyurl.com/2hd78v69).
Inseguire progetti faraonici basati su dati parziali e poco affidabili porta solo a perdite di tempo e risorse che potrebbero essere piuttosto impiegate per sviluppare le strategie di adattamento consigliate dalla comunità scientifica da tempo:
- Stop immediato al consumo di suolo nelle aree soggette a pericolosità idraulica, all'impermeabilizzazione e al prelievo irrazionale di inerti dai fiumi, causa di incisione dell’alveo.
- Soluzioni basate sulla natura (NbS): ripristino di zone umide e aree di laminazione naturale diffuse per trattenere l'acqua dove cade.
- Ridare spazio ai fiumi per limitare la loro pericolosità
- Potenziamento della rete di scolo locale, la vera vulnerabilità della Bassa Friulana.
Smettiamo di usare il cambiamento climatico come scusa per opere che non ne affrontano le reali conseguenze. Servono dati aggiornati, studi specifici sul nuovo regime delle piogge e, soprattutto, l'onestà di non vendere soluzioni "magiche" per problemi che richiedono un approccio completamente diverso: è necessario un modello di governance integrato, che subordini le nuove opere strutturali (rigide) alla massima implementazione di Soluzioni Basate sulla Natura (NbS) e alla gestione partecipativa del rischio per aumentare la resilienza del territorio; la frana avvenuta nel goriziano causata dalle piogge intense ne è esempio e impone una riflessione sull'importanza di considerare il bacino nella sua interezza, cioè anche stabilità dei versanti, e non solo le aste fluviali o torrentizie.
È fondamentale basare la pianificazione non sui rischi passati, ma sull'anticipazione dei fenomeni estremi brevi e sulla riduzione del consumo di suolo, integrando l'analisi dei dati aggiornati con la visione a lungo termine (adattamento).
Gli eventi accaduti in Emilia Romagna sono un’evidenza: perchè non imparare da una situazione già accaduta in più occasioni in altri luoghi a noi vicini?
I problemi complessi vanno affrontati in quanto tali, non semplificati per portare acqua al proprio mulino. Se non impariamo da ciò che è già accaduto e sta accadendo davanti ai nostri occhi, il prezzo della nostra ostinazione lo pagheremo ancora una volta con l’acqua alle ginocchia: la comunità scientifica ci avverte dell’arrivo di questi eventi ormai da anni se non decenni.
Seguiranno aggiornamenti sulle piogge che continuano ad attanagliare il nostro territorio, in quanto la situazione continua ad evolversi e i danni ad aumentare.
Immagini e dati (in parte) presi da Pazzi per il meteo goriziano & storm chasing - PMG, che ringraziamo per il lavoro continuo e attivo nel territorio.
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- Noi Siamo Tagliamento, Ridare Spazio ai Fiumi
LINK UTILI:
Per monitorare la situazione:
https://monitor.protezionecivile.fvg.it/mappa_sensori
Reti monitoraggio rischi:
https://monitor.protezionecivile.fvg.it/misure/233/53...
Aggiornamenti da “Pazzi per il meteo goriziano”:
https://pazziperilmeteo.fvg.it/previsioni-e-news/
La grandinata del 2023:
https://www.cnr.it/.../grandinata-record-in-friuli-del-24...
Sui tempi di ritorno:
https://www.meteo.fvg.it/.../Tempi%20di%20ritorno...
L’analisi del Gruppo di Lavoro regionale sul cambiamento climatico:
https://www.arpa.fvg.it/.../cam.../segnali-dal-clima-in-fvg/
L’articolo di Antonella Astori sul cambiamento di regime di piovosità rispetto al cambiamento climatico:
https://ilpassogiusto.eu/tagliamento-piovosita-storica.../
Martedì 11 novembre 2025
La scorsa settimana in Regione ci sono stati vari incontri che vertevano su Tagliamento, energia e clima. Abbiamo partecipato e vi raccontiamo i punti salienti emersi dai due incontri più critici:
- a Cedarchis: ulteriori centraline idroelettriche sul But, organizzato da comitato Zuglio per il But
- a Latisana: uso improprio dei cambiamenti climatici per giustificare opere in alveo sul Tagliamento
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Domenica 9 novembre 2025
Si è tanto parlato di DOCFAP nell'ultima settimana, vi spieghiamo cos'è, perché viene nominato e soprattutto qual è la posizione dell'Autorità di Bacino in merito.
Noi continuiamo a ripetere che le opere attualmente prospettate non debbano essere realizzate, purtroppo il DOCFAP è un passo preliminare alla procedura di realizzazione delle stesse.
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Giovedì 6 novembre 2025
Questo post non vuole essere esaustivo, ma mettere a fuoco alcuni punti chiave dell’audizione del 4 novembre in IV Commissione a Trieste, dove si è parlato del futuro del fiume Tagliamento.
Una seduta tesa, che ha mostrato quanto la situazione sia arrivata al limite.
Questa audizione è il proseguimento di quella del 4 novembre 2024, a un anno di distanza la Regione ha deciso di dare risposte agli auditi della prima convocazione. Un anno di attesa per tutti.
Svolta o stallo?
La messa in sicurezza del Tagliamento è ferma da un anno, tra procedure, dubbi tecnici e scelte politiche non chiarite.
Territori in difficoltà
I sindaci del basso corso hanno fatto emergere tutta la loro preoccupazione per il rischio alluvionale.
Anche nel medio corso c’è preoccupazione, quella di veder deturpare per sempre i propri territori.
L’indecisione della Regione porta a inutili e gravose prese di posizione tra i cittadini.
La svolta procedurale
L’Autorità di Bacino ha imposto un DOCFAP unico (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali). Non più progetti separati, ma un’unica comparazione strutturata tra alternative.
La scienza rimette le carte sul tavolo
Il Prof. Andrea Rinaldo ha specificato che ha accettato l’incarico solo se libero di poter esprimere il suo parere liberamente e ha ricordato che il clima è cambiato: non possiamo basarci su modelli degli anni ‘60. Le difese devono essere dimensionate su rischi nuovi, non sul passato.
Le alternative “senza cemento”
I tecnici propongono soluzioni più diffuse e meno impattanti per i territori per ottenere capacità di controllo delle piene ma con minore impatto.
Ma l’Autorità ribadisce:
Le traverse restano nel Piano (PGRA).
Il DOCFAP potrà ridimensionare, non cancellare.
E ora?
Si attende il documento tecnico del Prof. Rinaldo, previsto entro fine anno. È lui che definirá il nuovo quadro scientifico da cui ripartire?
Il DOCFAP invece costerà 6-7 milioni e la gara si chiuderà estate 2026.
Errata corrige slide 10: La modellazione per il CIRF l'ha fatta Mountain-eering Srl
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Domenica 12 ottobre 2025
Domenica 12 ottobre siamo andati a fare un sopralluogo sotto il ponte di Cimano per documentare l’ennesimo prelievo di ghiaie (analogo intervento in corso anche a Vidulis).
Si tratta di un’attività estrattiva a valle del ponte Cimano–Comino: Decreto n. 46897/GRFVG del 12/09/2025 — prelievo previsto 15.000 m³ (Regione Autonoma FVG, Servizio Difesa del Suolo).
Il Tagliamento ha subito notevoli alterazioni dell'alveo negli ultimi 100 anni, in particolare negli ultimi decenni, principalmente a causa dell'estrazione di sedimenti.
L'attività di estrazione di sedimenti è stata molto intensa lungo il Tagliamento. La rimozione di sedimenti dall'alveo del fiume riduce la quantità di materiale disponibile per il trasporto e la deposizione, portando a un incisione dell'alveo. Questo significa che il letto del fiume si abbassa, alterando l'equilibrio naturale del sistema fluviale.
Anche quando sono legittimi, interventi continui come questo hanno un impatto e, col tempo, impediscono al fiume di espandersi lateralmente. Lo si vede chiaramente nella foto 8.
Documentiamo perché chi ama il territorio sappia cosa succede: non è un impatto apparentemente solo estetico ma un intervento che può innescare, in modo controintuitivo, una grave modifica alla capacità di resilienza del fiume in caso di piene.
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Giovedì 11 settembre 2025
A Bibione Pineda c'è un progetto per un villaggio turistico multimilionario in una zona a protezione speciale, nelle vicinanze della foce del Canale Cavrato, scolmatore naturale del Tagliamento.
Abbiamo analizzato la situazione e vi lasciamo nel post le nostre considerazioni.
Fonti:
[1] Petti, M., Bosa, S., Pascolo, S. (Novembre 2024). Studio idraulico sugli effetti indotti dal deflusso di una portata di 2400 mc/s nel tratto di fiume Tagliamento compreso tra Cesarolo e la foce
[2] PGRA 2021
[3] https://ilpassogiusto.eu/tagliamento-piovosita-storica.../
[4] Bosa, S., Petti, M., Pascolo, S. (2020). A Complete Morphodynamic Study to Face a River Engineering Issue
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