IL RETICOLO IDRAULICO MINORE E LE RISORGIVE: UN PATRIMONIO DA SALVARE DALLA "FINTA" MANUTENZIONE
La pianura friulana presenta una singolare e straordinaria situazione idrogeologica, caratterizzata da estesi affioramenti di acque sotterranee che si manifestano in maniera pressoché continua lungo una fascia che si sviluppa da est ad ovest, a quote comprese fra i 30 e i 40 metri sul livello del mare. Queste aree, comunemente chiamate "zona delle risorgive", ospitano habitat di elevatissimo valore scientifico e di rilevante pregio ambientale a livello europeo, racchiudendo lembi residui di ecosistemi che un tempo dominavano l'intera bassa pianura,. Il reticolo idraulico minore che ne deriva non è un semplice e sterile sistema di canali di scolo, ma un complesso reticolo di vene d'acqua, rogge e piccoli fiumi che pulsano di vita e sostengono una biodiversità unica,.
Tuttavia, da decenni, questo delicato ecosistema è sotto assedio. Le profonde trasformazioni iniziate con le grandi bonifiche si sono acuite nel dopoguerra con la meccanizzazione delle operazioni di movimento terra, portando alla rettificazione, all'allargamento e all'approfondimento delle rogge naturali. Oggi, come gruppo Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi, ci troviamo a dover denunciare e affrontare una problematica gravissima: la gestione e la manutenzione attuale del reticolo idraulico minore, spesso mascherata sotto il rassicurante (ma ingannevole) nome di "riqualificazione fluviale" o "messa in sicurezza".
QUANDO LA MANUTENZIONE DIVENTA DEVASTAZIONE
L'approccio tradizionale alla gestione dei fitti reticoli idraulici di pianura vede la presenza della vegetazione acquatica e riparia come un ostacolo primario al deflusso delle acque. Per risolvere questo "problema", si è passati negli anni dal taglio manuale all'impiego massiccio di mezzi meccanici pesanti: escavatori, imbarcazioni con barre falcianti, trattori dotati di frese a braccio lungo e macchinari progettati per raschiare il fondo dell'alveo strappando direttamente fusti e radici per ritardarne la ricrescita.
I Consorzi di Bonifica sono di fatto degli organi tecnici che mettono in atto le strategie decise dalla politica, quindi sono gli organi amministrativi che devono dar seguito alle linee pianificatorie stabilite da norme, piani e regolamenti. Questo però non accade, negli anni abbiamo visto decine di progetti nella Bassa Friulana, veicolati e messi in atto dai Consorzi di bonifica, in cui interventi pesantissimi eseguiti a suon di migliaia di euro con motoseghe e fresatrici vengono erroneamente giustificati come percorsi di messa in sicurezza del territorio. In realtà, come dimostrano numerosi studi pubblicati dal Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale (CIRF), la rimozione drastica della vegetazione riparia non fa altro che aumentare la velocità delle correnti e ridurre la naturale resilienza dei fiumi ai cambiamenti climatici. Il risultato paradossale è un effettivo peggioramento del rischio idraulico a valle, anziché una sua reale mitigazione.
Oltre al taglio a zero della vegetazione, si assiste spesso a pesanti interventi di dragaggio e movimentazione del fondo. Le alterazioni prodotte sull'ambiente acquatico, sia fisiche (aumento del carico sospeso e della torbidità, variazioni tessiturali dei sedimenti) sia biologiche, sono immense. La pulizia drastica delle sponde costituisce un danno enorme anche a livello floristico, poiché favorisce in modo aggressivo la diffusione di specie aliene invasive a discapito della preziosa e delicata flora autoctona, inoltre ci sono i danni ambientali causati all'ambiente ripario: la perdita dei siti di nidificazione dell'avifauna, la perdita delle zone filtro, la perdita delle fasce tampone e l’interruzione dei corridoi ecologici.
L'IMPATTO SULLA FAUNA ITTICA: DALLA PERDITA DEI RIFUGI ALL'ASFISSIA DELLE UOVA
Gli effetti di queste pratiche di "sfalcio totale" e dragaggio si ripercuotono con conseguenze drammatiche sulle comunità ittiche che popolano il reticolo idraulico. L'eliminazione o la forte riduzione della vegetazione acquatica altera profondamente la struttura dell'ecosistema del canale.
Il primo danno irreparabile riguarda i siti di riproduzione delle specie "fitofile", ovvero quei pesci che necessitano obbligatoriamente del supporto vegetale per deporre le proprie uova. Stiamo parlando di specie fondamentali per i nostri corsi d'acqua di pianura, come il luccio (Esox cisalpinus), la tinca (Tinca tinca), la scardola (Scardinius erythrophthalmus) e la carpa. La pulizia meccanica estrema rimuove il supporto fisico per la deposizione: senza le piante sommerse e i letti di frega, le uova cadono inesorabilmente sul fondo, dove spesso muoiono per asfissia intrappolate nei sedimenti fini e nel fango.
Il secondo danno, altrettanto grave, colpisce le specie "litofile", tipiche delle risorgive più fresche e ossigenate, come la trota marmorata (Salmo marmoratus) e il temolo (Thymallus thymallus), che depongono le uova negli interstizi tra la ghiaia del fondale. I dragaggi e i lavori in alveo smuovono grandi quantità di sedimenti fini che vanno a colmare gli spazi tra i sassi, un fenomeno conosciuto come "interramento" o clogging. La sospensione e la successiva rideposizione di questo materiale fine e gli apporti terrigeni che arrivano dalle sponde in assenza di una fascia riparia e tampone impediscono l'ossigenazione delle uova deposte nel substrato, causandone la morte.
Infine, la distruzione della vegetazione comporta la perdita totale dei cosiddetti "rifugi nursery". Le radici delle piante di sponda e la complessa struttura della vegetazione acquatica creano zone a bassa velocità di corrente, essenziali per la sopravvivenza degli avannotti e dei pesci più giovani. Senza queste coperture naturali, i piccoli pesci non hanno riparo e vengono facilmente trascinati via dalla forza della corrente o diventano facili prede, stessa sorte capita anche ai pesci adulti a causa dell’assenza di rifugi.
LA FLORA ENDEMICA DELLE RISORGIVE
Le risorgive friulane ospitano habitat come le torbiere basse alcaline e le praterie umide, la cui ricchezza floristica non ha riscontri in altre zone umide similari, vantando la presenza di ben 20 specie inserite nel Libro rosso delle piante d'Italia,. Tra queste spiccano rarissimi endemismi locali come l'Armeria helodes, l'Erucastrum palustre, l'Euphrasia marchesettii e la Centaurea forojuliensis.
Queste specie si sono salvate nel corso dei millenni grazie alle peculiari condizioni di questi ambienti oligotrofici,. Oggi, però, l'abbassamento della falda freatica (dovuto agli emungimenti incontrollati e alle bonifiche) e le pratiche di gestione errate o l'abbandono ne minacciano l'esistenza,. Le specie endemiche, essendo tipicamente eliofile (amanti della luce) e incapaci di sopportare una forte competizione, spariscono rapidamente quando le condizioni del suolo vengono alterate o quando l'habitat viene invaso da arbusti o da specie esotiche favorite dalla mancata e corretta manutenzione (come lo sfalcio con asporto della biomassa, che manteneva i suoli poveri di nutrienti),.
GLI ATTORI COINVOLTI E IL PARADOSSO NORMATIVO
In questo scenario, gli attori principali sono da un lato i Consorzi di Bonifica, istituzionalmente incaricati di garantire la sicurezza idraulica e lo scolo delle acque. Loro è la mano operativa che, per mantenere l'efficienza idraulica, progetta e realizza questi interventi invasivi, guidata da un approccio ingegneristico che fatica a dialogare con le necessità della biologia.
Dall'altro lato c'è la Regione Friuli Venezia Giulia, nel suo duplice ruolo di legislatore e controllore. Il paradosso è che le regole per fermare questo scempio esistono già. Il Piano Regionale di Tutela delle Acque (PTA), specificamente all'Articolo 44, definisce limiti chiari agli interventi in alveo proprio per prevenire l'intorbidimento e la perdita di qualità dei corpi idrici. Esistono poi i Regolamenti e i Calendari di Pesca dell'Ente Tutela Patrimonio Ittico (ETPI) che impongono precisi "periodi di divieto" per i lavori in alveo durante le fasi riproduttive dei pesci (generalmente tra ottobre e maggio per i salmonidi e tra aprile e giugno per ciprinidi e lucci), durante i quali ogni intervento che rimuova vegetazione o intorbidi l'acqua è tecnicamente vietato. A questo si aggiunge la normativa europea: la Direttiva Habitat (92/43/CEE) tutela le Zone di Protezione Speciale (ZPS) e le Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Distruggere i siti di riproduzione di specie protette all'interno di queste aree costituisce una palese violazione del diritto comunitario.
Eppure, nonostante l'impalcatura normativa e le evidenze scientifiche prodotte da enti come ETPI stesso, queste prassi continuano a essere autorizzate, tollerate e finanziate.
LE ALTERNATIVE ESISTONO: ESEMPI E SOLUZIONI SOSTENIBILI
Cambiare paradigma è possibile e doveroso. Un reticolo idraulico minore efficiente non deve necessariamente essere un ecosistema morto. La scienza e la sperimentazione sul campo ci offrono soluzioni concrete che contemperano la necessità del deflusso idrico con il rispetto della biodiversità.
1. Sfalci mirati e selettivi: L'esempio del Fiume Meolo Un approccio innovativo è stato rigorosamente testato sul fiume Meolo (provincia di Treviso) in collaborazione con il Consorzio di Bonifica Dese-Sile. I ricercatori hanno suddiviso un tratto del fiume in cinque settori per testare diverse modalità di taglio della vegetazione acquatica: in alcune zone è stato effettuato lo sfalcio completo, in altre si è tagliata solo la fascia centrale lasciando integre le rive, in altre ancora si è operato uno "sfalcio a sponde alterne", mantenendo infine zone di controllo non toccate. I risultati dei campionamenti ittici (focalizzati sulla popolazione di Tinca) sono stati inequivocabili: nelle aree sottoposte a sfalcio totale si è registrato un crollo drastico della biomassa ittica. Al contrario, nelle stazioni dove lo sfalcio è stato parziale (solo al centro o a sponde alterne), la presenza dei pesci è addirittura aumentata (fino al 60%), poiché i pesci sono fuggiti dalle aree devastate a valle per trovare rifugio dove l'habitat era stato mantenuto idoneo,. Questo studio dimostra scientificamente che lasciare intatte le fasce ripariali, anche solo su un lato, è una pratica operativa validissima che soddisfa sia i consorzi sia la biologia fluviale.
2. Finestre ambientali (Environmental Windows) Le operazioni di manutenzione non possono essere effettuate in qualsiasi momento dell'anno. È imperativo adottare il concetto di environmental windows (finestre ambientali), programmando i necessari interventi di gestione idraulica in rispetto degli ecosistemi in cui si vuole operare, seguire questi calendari riduce drasticamente l'impatto sugli ecosistemi.
3. Ripristino di meandri, zone umide e fasce perifluviali L'obiettivo a lungo termine deve essere lo spostamento immediato delle risorse pubbliche verso un piano straordinario per il ripristino morfologico ed ecologico. Come splendidamente dimostrato dal progetto europeo LIFE "Friuli Fens", focalizzato proprio sulle paludi calcaree friulane, la strada maestra prevede la mitigazione delle pressioni tramite l'acquisizione e il ripristino di terreni agricoli per creare fasce tampone e corridoi ecologici. Il progetto ha previsto l'acquisizione di 52 ettari di terreni e la chiusura di oltre 8000 metri di fossi di drenaggio, permettendo la rinaturazione e il recupero del sistema idrografico delle risorgive. Dobbiamo ridare spazio ai fiumi, ricostruendo i meandri e restituendo le fasce perifluviali alla natura, le uniche in grado di assorbire le piene e filtrare gli inquinanti agricoli.
CONCLUSIONE: IL NOSTRO APPELLO
Noi di Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi chiediamo che venga posta fine alla sistematica distruzione dei nostri corsi d'acqua mascherata da manutenzione. È tempo che la Regione Friuli Venezia Giulia faccia rispettare con rigore le direttive del PTA e della Direttiva Habitat, e che i Consorzi di Bonifica abbandonino definitivamente le vecchie logiche del "taglio a zero". Le tecniche sostenibili esistono, sono testate e funzionano. Applicarle non è più una scelta opzionale, ma un dovere morale, ecologico e legale per consegnare alle future generazioni un territorio vivo, resiliente e veramente sicuro.
Bibliografia:
Consorzio di Bonifica Dese-Sile, Graia srl. (2010-2020). Progetti di riqualificazione ambientale e gestione ecocompatibile dei canali nel bacino del Dese-Sile. Rapporti tecnici.
Graia srl. (2017). Interventi idraulici ittiocompatibili: Linee Guida.
Paoletti, A., et al. (2010). Manutenzione gentile della vegetazione ripariale: effetti sulla fauna ittica.
Volume n. 18 - "Le risorgive del Friuli Venezia Giulia"
Quaderno ETP 34/2006
Luisa Nicoletti, Daniela Paganelli, Massimo Gabellini (2006). Aspetti ambientali del dragaggio di sabbie relitte a fini di ripascimento: proposta di un protocollo di monitoraggio
La flora e gli habitat delle Risorgive friulane - Direzione centrale risorse agricole, naturali e forestali Servizio tutela ambienti naturali e fauna