La recente pubblicazione del bando di gara europeo per l'affidamento del DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali) relativo alle opere di mitigazione del rischio idraulico sul fiume Tagliamento rappresenta l'ennesimo passaggio opaco delle istituzioni regionali nei confronti del territorio. Il bando, che mette sul piatto ben 3,48 milioni di euro di fondi pubblici per i soli servizi di ingegneria e architettura, prevede un affidamento in lotto unico. Tuttavia, analizzando i criteri di valutazione, emerge chiaramente l'indirizzo predeterminato della Stazione Appaltante: su 85 punti tecnici disponibili, ben 23 premiano esclusivamente progettisti con esperienza pregressa in "casse di espansione", "argini diaframmati", "dighe e traverse". Non c'è spazio reale per la multidisciplinarietà ecologica e per approcci Nature Based, relegando il DOCFAP a una procedura per giustificare opere d'ingegneria grigia. Poiché circoscrive il suo raggio d'azione esclusivamente al tratto compreso tra Spilimbergo e la foce, il DOCFAP non prevede di considerare l'area montana del fiume, trascurando di analizzare il Tagliamento nella sua intera costituzione e ignorando la salvaguardia dei territori più fragili di fronte ai reali rischi legati al Cambiamento Climatico.
Con l'adozione di questo disciplinare, la Giunta Regionale dimostra di voler accelerare, blindando un iter viziato alla radice ignorando sistematicamente gli appelli continui dei cittadini. Associazioni, comitati e le stesse amministrazioni comunali, hanno ripetutamente richiesto il ritiro immediato e formale della Delibera di Giunta (DGR) 530/2024 e della successiva DGR 1076/2024. Questi atti, infatti, hanno cristallizzato la volontà di realizzare una traversa laminante tra Dignano e Spilimbergo e Madrisio di Varmo con relative casse fuori alveo.
La posizione del gruppo di cittadinanza attiva "Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi" è chiara: l'intero processo è minato da forzature politico-amministrative. Il DOCFAP nasce infatti per dare attuazione a un Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) che ha delineato con precisione la tipologia e l'ubicazione delle grandi opere senza essere mai stato sottoposto a una Valutazione Ambientale Strategica (VAS). La dimostrazione più lampante di questa "schizofrenia istituzionale" è andata in scena durante le audizioni presso l'Autorità di Bacino. Di fronte a 12 esperti di alto profilo indicati (in parte) dai Comuni – che hanno sollevato criticità insormontabili sulla modellazione matematica, sulla morfodinamica del fiume, sul trasporto solido e sull'impatto ecologico – le istituzioni hanno fatto scena muta. I quesiti più scomodi sono stati evasi con la formula "in via preliminare non è stata valutata", rimandando pretestuosamente ogni verifica proprio alla redazione del futuro DOCFAP.
L’ultimo atto di questo cortocircuito tecnico e politico avviene con la perizia del prof. Andrea Rinaldo, nobel dell’acqua (Stockholm Water Prize 2023). Incaricato dal Commissario di Governo, l’accademico ha di fatto ribadito quanto già sostenuto dagli esperti fluviali, demolendo in maniera istituzionale in IV Commissione le basi conoscitive dell'attuale PGRA. Rinaldo ha certificato che, a causa della "morte della stazionarietà" climatica, i vecchi modelli idrologici basati sulla piena del 1966 sono completamente obsoleti. Procedere con le scelte progettuali relative alla traversa di Dignano prima di aver aggiornato questi dati è stato definito dallo stesso Rinaldo come un atto "imprudente" e "non ragionevole", avvertendo che “distruggere il capitale naturale del Tagliamento con opere superate sarebbe la peggiore scelta possibile”.
Nonostante la scienza pagata dalla stessa Regione affermi che le regole del gioco sono saltate, la Giunta vara un bando milionario che si poggia esattamente su quelle regole obsolete. Il DOCFAP non può smentire gli obiettivi imposti a monte da un PGRA ormai fallace.
L'esecutivo dichiara tacitamente le proprie reali intenzionalità: voler procedere a tutti i costi con le grandi opere impattanti e obsolete, calpestando le evidenze dei cambiamenti climatici, le perizie degli accademici e la volontà di salvaguardare il Tagliamento, l'ultimo grande fiume a canali intrecciati d'Europa, dalla retorica della “falsa sicurezza”. È giunto il momento che la Giunta Regionale interrompa questa folle corsa uscendo allo scoperto, ritirando le contestate delibere 530 e 1076 e ripartendo da un PGRA aggiornato. Si smetta di usare il DOCFAP come uno strumento fittizio di partecipazione o di studio di alternative che finirebbero per avvalorare le ipotesi di partenza o, peggio ancora, favorire un ritorno a ipotesi altamente impattanti già stralciate in passato e tanto osteggiate dalla cittadinanza.
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi
L’audizione del Prof. Andrea Rinaldo in IV Commissione conferma ciò che cittadini ed esperti denunciano da tempo: i dati idrologici e climatici attuali sono inadeguati a giustificare le opere previste sul Tagliamento. Pianificare interventi ignorando la rapidità dei cambiamenti climatici e i loro scenari futuri rappresenta un azzardo tecnico inaccettabile. Questa clamorosa assenza di basi scientifiche aggiornate, sommata alle risposte insoddisfacenti date ai 12 esperti regionali e all'opacità del processo decisionale, certifica la totale inadeguatezza del percorso politico-amministrativo seguito finora. A fronte di queste evidenze, che impongono di salvaguardare il "capitale naturale" del fiume, il gruppo “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi” chiede un radicale cambio di metodo: è necessario fermarsi, riformulare ex novo il Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) e avviare finalmente la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) finora negata..
Puntare esclusivamente a orientare il bando per il DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali) rappresenta un vicolo cieco strategico. Il DOCFAP, per sua natura, è uno strumento puramente operativo che non può contraddire o smentire gli obiettivi imposti a monte dal PGRA. Poiché la perizia del prof. Rinaldo ha di fatto demolito le basi conoscitive su cui il PGRA stesso si fonda, continuare su questo binario significherebbe cadere in un cortocircuito amministrativo. Se ci si limitasse ad aggiornare i dati climatici mantenendo l'attuale logica, il rischio concreto sarebbe quello di giustificare sbarramenti in cemento ancora più imponenti e devastanti, regredendo a un approccio superato basato sul mero innalzamento delle dighe.
Deve essere chiaro a tutti, e in particolare alle popolazioni giustamente preoccupate per la propria sicurezza: la colpa di questa ulteriore perdita di tempo ricade interamente sulla faciloneria politica e sull'imperizia tecnico-amministrativa di chi ha governato questo processo, e di chi continua a invocare una presunta "sicurezza" a prescindere da qualsiasi seria rideterminazione del rischio basata su dati completi.
Alla luce di un quadro che ignora l'innalzamento del medio mare, elude i calcoli sul trasporto solido e si fonda su dati dichiarati "non sufficientemente affidabili" dalla stessa Autorità di Bacino, il gruppo chiede ufficialmente:
L'abbandono definitivo e formale dei progetti delle grandi opere trasversali in alveo, che rappresentano un dogma politico insostenibile, revocando immediatamente le Delibere di Giunta DGR 530/2024 e 1076/2024
La riscrittura del PGRA tramite procedura di VAS, ripartendo dalle fondamenta pianificatorie per inserire obbligatoriamente la valutazione di alternative ecologiche (NBS) e di delocalizzazione selettiva.
Lo spostamento immediato delle risorse verso un piano straordinario per la manutenzione e l'adeguamento del reticolo idraulico minore nella Bassa Friulana.
La revisione della decisione di dimezzare la portata dello scolmatore Cavrato (da 2.500 a 1.200 m³/s), è inaccettabile che la Regione FVG assecondi gli interessi turistici e speculativi veneti a Bibione, scaricando l'intero rischio idraulico su Lignano e sulle comunità del Tagliamento terminale.
L'avvio immediato dell'iter per l'istituzione del Parco Fluviale del Tagliamento e di una nuova Governance per sottrarre le decisioni a logiche di potere sovraordinate e restituirle alla partecipazione democratica.
La redazione del Piano Gestione Sedimenti, obbligatoria per legge, ma ancora assente in FVG.
Il Tagliamento è un sistema vivo e complesso, non un canale di scolo in cemento, dichiara il gruppo. Solo un approccio che unisca ingegneria, ecologia e diritto ambientale può garantire una mitigazione del rischio davvero efficace per le popolazioni e la salvaguardia di un patrimonio unico al mondo che non possiamo permetterci di perdere.
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi
Mentre l'Italia registra un’accelerazione del consumo di suolo che ha raggiunto i 2,7 metri quadri al secondo – il valore più alto dell’ultimo decennio – il bacino del Tagliamento emerge come un caso critico di gestione territoriale. In un contesto dove il Veneto (11,86%) e il Friuli Venezia Giulia (8,05%) superano ampiamente la media nazionale di cementificazione (7,17%), l'urbanizzazione continua a insistere proprio sulle aree a pericolosità idraulica elevata.
Con i dati messi a disposizione da ISPRA e SNPA per il periodo compreso tra il 2006 e il 2023 il gruppo di cittadinanza attiva “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi” ha stilato una classifica dei comuni rivieraschi per superficie totale consumata in zone ad alto rischio. Il primato assoluto spetta a San Michele al Tagliamento (VE), con 424,98 ettari impermeabilizzati. Segue Latisana (UD) con 139,85 ettari, Spilimbergo (84,19 ha), San Vito al Tagliamento (79,63 ha), Amaro (60,06 ha), Lignano Sabbiadoro (55,20 ha), Codroipo (50,26 ha), Casarsa della Delizia (50,26 ha), Varmo (33,58 ha) e Tolmezzo (32,86 ha). Ogni ettaro impermeabilizzato in zona alluvionale è come un assegno in bianco per futuri disastri.
Dato che l'impermeabilizzazione è il primo fattore di crisi della rete scolante locale in caso di fenomeni meteorologici intensi (le cosiddette "bombe d'acqua") bisogna necessariamente guardare anche a questo fattore prima di parlare di grandi opere sul Tagliamento. Ridurre il consumo di suolo dovrebbe essere il primo passo per questi comuni, seguendo modelli internazionali che dimostrano l'efficacia della de-cementificazione. Monaco di Baviera, con l'Isar-Plan (2000-2011), ha arretrato gli argini in calcestruzzo allargando il fiume da 50 a 90 metri. Questa scelta ha garantito protezione contro le piene centenarie, come dimostrato dal successo durante l'alluvione del 2005. Copenaghen, dopo il devastante nubifragio del 2011, è diventata la prima "città spugna" al mondo. Invece di potenziare solo la rete fognaria, ha trasformato parchi e piazze in bacini di ritenzione superficiali, riducendo il rischio del 30-50% e dimostrando che le soluzioni naturali sono il 50% più economiche delle alternative "grigie" basate sul cemento.
Come gruppo di cittadinanza attiva "Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi", chiediamo con urgenza un cambio di rotta che superi l'attuale Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA), il quale continua a individuare nel cemento l'unica risposta possibile al rischio idraulico. Denunciamo la fallace promessa della "messa in sicurezza", termine spesso usato come propaganda per legittimare un modello di sviluppo che, come sottolineato dalla Consigliera Spagnolo nel 2022, utilizza le opere a monte come grimaldello per "sbloccare" l'edificabilità a valle in territori precedentemente vincolati, di fatto aumentando ancora di più il consumo di suolo in aree a rischio alluvionale.
Questa strategia è radicalmente sbagliata rispetto alle traiettorie dei cambiamenti climatici, poiché l'impermeabilizzazione di aree fragili distrugge l'"effetto spugna" del suolo, aumentando paradossalmente la vulnerabilità e i costi sociali dei futuri disastri. Vanno adottate Soluzioni Basate sulla Natura (NBS) davvero efficaci, come il ripristino della connettività laterale e la riconnessione delle golene abbandonate, per permettere al fiume di espandersi e dissipare naturalmente l'energia delle piene. La vera resilienza non si ottiene ingabbiando il Tagliamento, ma rispettando la sua dinamicità e, finalmente, ridando spazio al fiume. A questo riguardo il nostro gruppo ha realizzato un documentario dal titolo "Restituire spazio ai fiumi", che verrà proiettato il 23 gennaio 2026, ore 18.30, al cinema Visionario di Udine.
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi.
Il nostro gruppo di "Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi", condivide quanto espresso sul giornale dal prof. Sandro Fabbro, urbanista, che chiede un cambio di paradigma basato sulla qualità ambientale dei fiumi e sulla loro pianificazione integrata.
Se la crisi climatica impone di abbandonare i modelli idraulici del passato (in IV Commissione regionale il professor Andrea Rinaldo, esperto internazionale di idraulica, ha affermato che: "il passato non è più in grado di dirci cosa serve nel futuro"), dobbiamo prendere atto che la sicurezza vera non si raggiunge più moltiplicando opere sempre più gigantesche, ma riducendo l'esposizione e la vulnerabilità al rischio, intervenendo cioè, sugli usi del suolo e ridando spazio ai fiumi. In caso contrario, si persiste nella perorazione di una "sicurezza assoluta" che rimane un’aspirazione illusoria e, in fin dei conti, propagandistica.
La traversa di Dignano (definita dalla delibera regionale 530/2024), è, pertanto, miope dal punto di vista della sicurezza prima ancora che dell’impatto ambientale. E’, infatti, un mostro di cemento e acciaio lungo 900 metri che insisterà permanentemente in una Zona Speciale di Conservazione (ZSC), con conseguenze dirette sulla falda acquifera in subalveo che minaccia la continuità del servizio ecosistemico primario del Tagliamento e cioè la fornitura di acqua potabile alla pianura friulana.
Le grandi opere trasversali, peraltro, non solo non trovano più fondamento scientifico sufficiente, ma si scontrano anche con un quadro giuridico invalicabile che il dott. Mattassi, presidente del Comitato Alluvione Tagliamento, come ex-Direttore Scientifico di ARPA FVG, dovrebbe per primo riconoscere:
Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE: Impone il divieto di non deterioramento dello stato ecologico del fiume. La costruzione di traverse richiede la dimostrazione inoppugnabile che non esistano alternative significativamente migliori sul piano ambientale e con costi non sproporzionati (Articolo 4, paragrafo 7). Simile analisi non è stata condotta.
La direttiva europea Nature Restoration Law attribuisce priorità al ripristino della continuità fluviale e fissa l'obiettivo di rinaturalizzare 25.000 km di fiumi a scorrimento libero, nell'Unione, entro il 2030. Costruire nuove barriere trasversali è, pertanto, in palese violazione di questa politica europea.
Direttive Habitat e Uccelli e Convenzione delle Alpi: tutele che impediscono l'impatto su aree di Rete Natura 2000 e la compromissione di tratti fluviali allo stato naturale.
Articolo 9 della Costituzione Italiana: vincola le scelte alla tutela dell'ambiente e degli ecosistemi nell'interesse delle future generazioni.
Inoltre, la scelta dell'Autorità di Bacino di limitare la portata massima del Canale Cavrato da 2500 a 1200 m³/s sposta il rischio idraulico sul tratto terminale del Tagliamento. Questo aumenta la frequenza potenziale di allagamento per gli insediamenti della golena sinistra (presumibilmente per favorire nuovi interventi edilizi) a scapito del territorio friulano. Questo approccio miope ignora, inoltre, che la vera minaccia climatica per Latisana non è più la piena da monte, ma l'aumento dei fenomeni intensi e localizzati ("bombe d'acqua") e l'innalzamento del livello del mare, che ostacola il deflusso.
La soluzione più saggia, sostenibile ed economicamente efficace è il ridare spazio ai fiumi. L'azione urgente è arretrare gli argini, ove possibile, e creare zone di esondazione naturale e controllata, prevedendo indennizzi per gli agricoltori. Proponiamo inoltre, in linea con la Convenzione di Ramsar e la crisi sedimentaria delle lagune, di mantenere la capacità originaria del Cavrato e realizzare uno scolmatore in sinistra idrografica, soluzione già prevista in passato, dal Laboratorio Tagliamento, che offrirebbe benefici multipli, inclusa la mitigazione del deficit di acqua dolce e sedimenti nelle lagune di Grado e Marano.
In conclusione, riteniamo:
a. irresponsabile continuare a dividere il territorio, e isolarne una porzione, sulla base dell’adesione acritica al dogma della sicurezza assoluta;
b.controproducente per il dibattito democratico insistere nel denigrare movimenti e associazioni che si battono per l’integrità ecosistemica del Tagliamento senza trascurare la necessità di ridurre i rischi, per le popolazioni, con nuove strategie di difesa.
Il Tagliamento merita di essere gestito come un ecosistema vivo e non come un canale idraulico. Solo così potremo garantire, nel rispetto della legge e della natura, anche una mitigazione efficace del rischio.
ing. Giorgio Damiano per “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi”
L’appello lanciato dai sindaci del Friuli collinare per un intervento immediato di rimozione dei sedimenti dal Tagliamento, basato sulla percezione visiva di "accumuli significativi", riapre un fronte critico nella gestione del fiume. È necessario, tuttavia, confrontare queste richieste con la realtà dei dati scientifici e con la coerenza politica. Soltanto il 20 febbraio 2025 a mezzo stampa, il sindaco di Gemona Roberto Revelant dichiarava di voler superare gli approcci ideologici invocando una "visione complessiva sul fiume, dalla fonte alla foce" e solidarietà verso i territori di valle come Latisana. Oggi, invocare sghiaiamenti massicci nel medio corso va nella direzione diametralmente opposta a quella vicinanza dichiarata: la scienza ci dice che 𝐬𝐜𝐚𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐆𝐞𝐦𝐨𝐧𝐚 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐚 𝐋𝐚𝐭𝐢𝐬𝐚𝐧𝐚.
La letteratura scientifica e i monitoraggi geomorfologici smentiscono la narrazione del fiume "intasato". I dati dimostrano che 𝐢𝐥 𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐞𝐜𝐜𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, 𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐜𝐢𝐭 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐨: nell'ultimo secolo l'alveo si è ristretto drasticamente (fino al 60-70% in meno) e si è inciso (abbassato) di metri. Continuare a prelevare materiale crea una "falsa sicurezza": un alveo più profondo e disconnesso dalle sue aree di espansione naturali (golene) non trattiene l'acqua, ma la incanala a velocità maggiore verso valle, riducendo i tempi di corrivazione e aumentando la violenza delle piene proprio nei tratti arginati della Bassa Friulana.
La richiesta di interventi urgenti da parte dei sindaci non è supportata da dati certi: sono loro considerazioni. Nel caso specifico a monte dei ponti di Braulins e dell'autostrada il livello delle ghiaie è dato dalla quota delle briglie dei ponti, di conseguenza anche asportando ingenti quantità di ghiaia, essa tornerà in breve al livello di prima per effetto di un riequilibrio naturale.
Nonostante ciò, si continua a operare in un vuoto pianificatorio. Come gruppo di cittadinanza attiva “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi” chiediamo che la Regione Friuli Venezia Giulia rediga con urgenza il 𝐏𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐒𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 (𝐏𝐆𝐒), strumento previsto dalle normative europee. L'assenza del Piano favorisce la frammentazione degli interventi, permettendo di autorizzare estrazioni sotto la soglia dei 15.000 metri cubi per 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥'𝐨𝐛𝐛𝐥𝐢𝐠𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐚𝐥𝐮𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐈𝐦𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐀𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐞 (𝐕𝐈𝐀). Questa logica del "mosaico", priva di una valutazione cumulativa degli effetti, ha già portato all'autorizzazione di 1,6 milioni di metri cubi di prelievi in un decennio, sottraendo al fiume l'equivalente del suo intero apporto naturale.
In questo contesto, l'Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali, ossia l'ente, che ha elaborato i concetti del PGS, ha il dovere tecnico e morale di prendere una 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐫𝐚. Non è ammissibile che passino come "motivate" richieste basate su percezioni visive che contraddicono la fisica fluviale. Durante le recenti audizioni tecniche con gli esperti indicati dai Comuni, alla domanda diretta se la rimozione di sedimenti fosse utile per mitigare il rischio alluvioni, l'Autorità ha risposto nero su bianco che "𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐦𝐨𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐞𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐢𝐭𝐢𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐮𝐯𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐚𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐨𝐫𝐢𝐨". Se l'escavazione non riduce il rischio idrogeologico, perché si permette che i sindaci la invochino come soluzione salvifica per la sicurezza? Servono risposte chiare dalle autorità competenti.
Infine, un appello specifico va rivolto al sindaco di Trasaghis. Mentre si discute di rimuovere ghiaia, a seguito degli interventi di pulizia delle sponde in prossimità del ponte di Braulins la vegetazione d'alto fusto tagliata non è stata rimossa da chi ha effettuato la manutenzione. Durante una piena questo legname abbandonato viene mobilitato dalla corrente e può accumularsi contro i piloni dei ponti, creando "tappi" (effetto diga) che innalzano il livello dell'acqua e causano esondazioni o crolli infrastrutturali. La prevenzione reale inizia da questi semplici gesti dettati dal buon senso.
𝐍𝐨𝐢 𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐓𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 - 𝐫𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐢 𝐟𝐢𝐮𝐦𝐢
Negli ultimi giorni alcuni sindaci del Medio Tagliamento hanno denunciato un presunto “eccesso di ghiaia” nell’alveo, indicandolo come causa di maggiore pericolosità idraulica e chiedendo di accelerare le autorizzazioni alle estrazioni.
Ma le evidenze scientifiche – dai rilievi geomorfologici agli studi di riferimento come Ziliani e Surian (2016) – restituiscono un quadro opposto: il Tagliamento non è soffocato dai sedimenti, è impoverito. Un deficit che deriva da decenni di prelievi e interventi idraulici e che continua tutt’oggi.
Le serie storiche mostrano chiaramente che il letto del fiume non si sta innalzando, come suggerisce la narrazione dell’alveo “intasato”, ma prevalentemente si sta abbassando. In molti tratti del medio e basso corso l’incisione ha raggiunto i 2–3 metri. Non è dunque un eccesso di ghiaia a creare problemi, ma la sua mancanza: un alveo più profondo destabilizza gli argini, espone le fondazioni dei ponti all’erosione e accelera l’onda di piena verso valle.
Parallelamente, il Tagliamento si è ristretto drasticamente. Nell’ultimo secolo la larghezza dell’alveo è diminuita del 60% tra Pinzano e Casarsa, del 49% tra Casarsa e Madrisio e del 66% tra Madrisio e Ronchis. Un fiume più stretto, incassato e veloce non è un fiume più sicuro. E questo principalmente a causa di estrazioni che per decenni hanno alterato il bilancio sedimentario.
I numeri sulle autorizzazioni sono eloquenti: tra 2015 e 2025 la Regione ha concesso oltre 1,6 milioni di metri cubi di prelievi, una quantità pari all’intero trasporto solido naturale stimato per lo stesso periodo. Ciò che il fiume produce in dieci anni viene sottratto nello stesso arco di tempo: un equilibrio impossibile, che smentisce l’idea di un accumulo.
A peggiorare la situazione ci sono gli interventi “a mosaico”, spesso sotto la soglia dei 15.000 m³ e quindi esenti da VIA (valutazione di impatto ambientale). Singolarmente piccoli, ma complessivamente responsabili di ulteriore incisione, perdita di capacità delle golene e impatti su habitat di pregio, contribuendo anche alla crisi erosiva delle coste friulane e venete.
Intanto, le politiche europee chiedono l’esatto contrario: la Direttiva Acque e il nuovo Regolamento sul Ripristino della Natura impongono di ridurre le artificializzazioni, ripristinare la continuità ecologica e basare ogni intervento su un bilancio sedimentario trasparente. Ma il Tagliamento non dispone ancora di un Piano di Gestione dei Sedimenti, obbligatorio dal 2015 e mai realizzato da Autorità di Bacino e Regione.
Se a Gemona e Osoppo le soglie di sostegno dei ponti autostradale e SR 512 determinano accumuli locali, è doveroso valutare modifiche mirate. Ma slegare questi interventi da una prospettiva di bacino significherebbe continuare a compromettere l’equilibrio a valle.
La sicurezza idraulica non si ottiene sottraendo altro materiale a un fiume che ne ha già troppo poco. Significa ricostruire un equilibrio naturale compromesso: monitorare il trasporto solido, programmare interventi su scala di bacino, ripristinare gli spazi fluviali e abbandonare la logica degli scavi frammentati. Continuare così non mette al sicuro nessuno: indebolisce gli argini, danneggia infrastrutture e habitat e alimenta l’erosione costiera.
Come gruppo di cittadinanza attiva Noi Siamo Tagliamento – ridare spazio ai fiumi, organizzeremo nel breve periodo un evento di informazione sul tema, con parole chiave “traiettoria evolutiva “ e “bilancio del trasporto solido” riportate nella normativa nazionale (d.leg. 152/2006).
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi
L'audizione di esperti tenutasi presso l'Autorità di Bacino delle Alpi Orientali (ABAO), seguita alla mozione del consigliere regionale Maurmair e concepita per chiarire gli interventi previsti dal Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) aggiornato e reso operativo con la Delibera Regionale n. 530/2024, si è risolta in un palese "balletto istituzionale". Questo processo, lungi dal produrre un dialogo costruttivo, è servito a legittimare politicamente decisioni già prese, come dimostrato dalle immediate dichiarazioni assessoriali di voler procedere senza indugio.
Come anticipato nell’analisi del prof. Sandro Fabbro (sul MV del 3 ottobre), le risposte fornite da ABAO e Regione non hanno affatto dissipato i dubbi, ma hanno, semmai, allargato e approfondito le perplessità. L’esito del confronto, quindi, non ha affatto legittimato il processo decisionale ma ha, invece, certificato l’attuale inadeguatezza politico-amministrativa nella gestione del Tagliamento, il "più grande bene comune del Friuli". Vediamo perché:
L'analisi puntuale delle 74 risposte date agli esperti indicati dai Comuni, evidenzia la fragilità dell'impalcatura tecnica su cui si basano le "grandi opere". Gran parte dei quesiti cruciali posti dalla comunità tecnico-scientifica e in particolare quelli relativi alle motivazioni delle grandi opere, vengono liquidati con l’escamotage del rinvio alle fasi successive di progettazione – il DOCFAP (Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali) o il PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnico Economica) – trasformando di fatto l'audizione in un “balletto” inutile ma anche paradossale. Agli esperti interessava, infatti, conoscere le motivazioni tecniche che hanno portato l’ABAO a scegliere, in sede di pianificazione, la strategia delle “grandi opere idrauliche” e ad escludere altre strategie di difesa dal rischio di alluvioni meno invasive e meglio distribuite lungo tutto il corso del fiume. Non si può, quindi, rispondere rinviando ad altri documenti tecnici una motivazione che dovrebbe essere già contenuta nel PGRA e stare a monte di quelle opere!
Inoltre, non sono state effettuate valutazioni preliminari sul potenziale impatto del cambiamento climatico. Non si è tenuto conto dell’aumento del livello medio del mare (+60 cm attesi in 100 anni) né della subsidenza della fascia costiera, elementi che freneranno il deflusso alla foce. Non considerare le variabili sopra elencate su eventi metereologici centenari (TR100) sin dalla fase di pianificazione, rappresenta un approccio irresponsabile.
L'ABAO ammette che i dati di portata a Latisana, cruciali per dimensionare gli interventi, non sono "sufficientemente affidabili". Le domande essenziali sul trasporto solido (ghiaie e sabbie), fattore morfologico dominante per il Tagliamento, inoltre, non hanno trovato risposta. Si intende quindi procedere con opere del costo di quasi un miliardo di euro su modelli scientificamente incompleti e dati riconosciuti come incerti.
Le risposte ABAO hanno accertato che non è stato condotto un confronto comparativo tra le grandi opere (come la Traversa di Dignano) e le possibili soluzioni alternative come la rinaturalizzazione, la delocalizzazione e la manutenzione diffusa del reticolo minore. La Regione ha sostenuto che le alternative sarebbero già state scartate in passato (2015), confermando che la scelta delle grandi opere è un dogma tecnico-politico non supportato da analisi oggettive attuali.
Inoltre, la decisione di abbandonare il progetto della traversa di Pinzano per la sua "complessità gestionale e realizzativa" in favore della traversa Dignano-Spilimbergo -che è un'opera di una complessità incredibilmente maggiore rispetto a quella nella stretta di Pinzano-, è di un'incoerenza logica e tecnica inspiegabile.
L'aggiornamento del PGRA ha anche evitato la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), un passaggio che avrebbe dovuto analizzare preliminarmente l'impatto di una strategia così pesante ed invasiva e anche così poco garantista dal punto di vista della sicurezza per le aree più a rischio di alluvione.
Il processo decisionale che è stato avviato dal PGRA e poi dalla delibera regionale 530/2024 è, dunque, intrinsecamente viziato, non solo nella sua esecuzione tecnica, ma anche nelle premesse politiche. Come spiegare, infatti, il "tradimento" degli interessi friulani avvenuto con la inversione delle portate al nodo del Tagliamento con il canale scolmatore Cavrato? Questa, infatti, è stata modificata per far transitare solo 1.200 m³/s nel canale scolmatore (storicamente 2.500 m³/s), destinando la portata eccedente al tratto terminale del Tagliamento (2.400 m³/s). L'ABAO giustifica questa scelta con la necessità di proteggere la laguna di Baseleghe a Bibione, ma fonti autorevoli avrebbero evidenziato che la Regione Veneto avrebbe esercitato delle pressioni per salvaguardare gli investimenti turistici esistenti e previsti a Bibione (il prossimo è stimato intorno ai 30 milioni di euro). In tal caso, la Regione FVG, assecondando gli interessi veneti e mettendo a rischio il territorio di Lignano (rapp. Prof. Marco Petti) e rendendo necessari costosi e impattanti rialzi degli argini a valle di Cesarolo, avrebbe tradito la sua missione di tutelare prima di tutto gli interessi dei suoi territori. Più in generale, inoltre, l’inadeguatezza politica si manifesta nel fatto che il progetto regionale ignora le direttive europee sulla gestione integrata del rischio alluvionale per affidarsi ad una visione paleo-ingegneristica, della difesa idraulica, che non trova da tempo supporto tecnico-scientifico.
L'unica strada credibile per la messa in sicurezza del Tagliamento per quanto dolorosa da riconoscere -ci mettiamo nei panni di quegli abitanti di Latisana che da tempo reclamano giuste soluzioni definitive al rischio alluvioni-, è l'azzeramento dell’intero processo in atto, e l’avvio di una svolta nel metodo e nelle priorità di intervento.
Per quanto riguarda il metodo, si ritiene necessaria la revoca immediata della Delibera di Giunta Regionale n. 530/2024 e l'abbandono definitivo dei progetti delle grandi opere all’interno dei fiumi. Per quanto riguarda le priorità è indispensabile prevedere l’attuazione di un piano straordinario per la manutenzione e l'adeguamento del reticolo idraulico minore nella Bassa Friulana, unitamente ad un piano di gestione del rischio basato sulla riduzione della vulnerabilità (attenta analisi del consumo di suolo e studi accurati per delocalizzazioni selettive).
Risulta impensabile parlare di riduzione del rischio idraulico senza che la Regione Friuli Venezia Giulia si sia ancora dotata di un piano per la gestione dei sedimenti come previsto dal d.lgs. 152/2006. Dagli anni '40 in poi si è registrato nel fiumi friulani un restringimento con conseguente incisione degli alvei e un abbandono delle aree golenali anche nei periodi di piena. Il fenomeno è conseguenza della gestione dei bacini con opere di regimentazione, ostacoli trasversali e prelievo indiscriminato di inerti che hanno ridotto il trasporto solido aumentando la capacità erosiva. In queste condizioni l'acqua, soprattutto durante le piene, è costretta a transitare in sezioni più anguste con l'effetto di accelerare la velocità di transito e aumentare l'energia. Le piene diventano potenzialmente più distruttive, la mancata connessione con le vecchie golene limita la capacità di laminare i picchi e di alimentare le dispersioni in subalvea e le falde. Appare pertanto anacronistico parlare di sicurezza tramite grandi opere senza prima avere considerato in partenza questi aspetti e dato seguito a ciò che la normativa vigente prevede.
Dal punto di vista delle strategie territoriali, inoltre, bisogna guardare alla creazione di un Comitato di Fiume permanente, come sede di dialogo autorevole e di decisione partecipata, superando le logiche dei poteri sovraordinati e le contrapposizioni tra i territori volutamente fomentate. La prospettiva strategica è quella dell’Istituzione del Parco Fluviale del Tagliamento.
Le opere previste sul Tagliamento tra Dignano e Spilimbergo interessano un territorio di straordinario valore ecologico, riconosciuto dall'Unione Europea come Zona Speciale di Conservazione (Rete Natura 2000), che ospita habitat e specie rare tutelati dalla Direttiva europea sulla biodiversità. La scelta degli interventi di laminazione richiede un approccio transdisciplinare che integri aspetti ingegneristici, naturalistici e paesaggistici, valutando gli impatti sugli ecosistemi, sulla connettività ecologica e sulle dinamiche geomorfologiche. È fondamentale che la Regione si doti di una struttura tecnico-scientifica permanente e multidisciplinare, a partire dalla ristrutturazione dei Servizi Valutazioni ambientali e Biodiversità, con competenze in ecologia fluviale, conservazione e gestione del paesaggio. Solo un tavolo tecnico che affianchi stabilmente le decisioni politiche potrà contemperare sicurezza idraulica e tutela di un patrimonio unico, evitando soluzioni che compromettano irreversibilmente habitat e specie protette. Il Tagliamento è uno dei rari esempi di grande fiume alpino a carattere naturale in Europa: gli interventi, in modo cumulativo, necessitano di rigorose valutazioni ambientali. Tali valutazioni devono precedere le scelte e non essere solo uno strumento burocratico a posteriori, anche al fine di garantire la compatibilità con gli obiettivi di conservazione europei.
Intanto, la sicurezza delle popolazioni non la si promette demagogicamente, la si pianifica con trasparenza, con dati completi e nel rispetto del fiume.
Se risultasse vero quanto detto in precedenza, infine, si avrebbe comunque la prova di un pesante fallimento politico-amministrativo capace, peraltro, di minare alle radici la credibilità della Regione nel condurre, in maniera sufficientemente affidabile, i prossimi passi (l’elaborazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali o DOCFAP). Solo una ristrutturazione del processo e le dimissioni dell’assessore regionale competente consentirebbero, allora, di ricreare un clima di collaborazione e fiducia tra i territori interessati. L’alternativa è fingere di essere in presenza di un processo decisionale che guarda alle soluzioni quando invece si tratta di un processo reale che forse guarda solo alle elezioni.
ing. Giorgio DAMIANO per “Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi”
Villuzza di Ragogna, 20 settembre 2025 – Il Tagliamento è il protagonista per il quinto anno consecutivo dell’Home River Bioblitz, l’evento internazionale promosso dal collettivo River Collective che coinvolge cittadini di tutto il mondo nel monitoraggio degli ecosistemi fluviali.
Sabato mattina un gruppo di partecipanti si è ritrovato sul greto del fiume nella località rinomata come Tabine per fotografare e catalogare flora e fauna tramite l’app iNaturalist. Le immagini raccolte, una volta validate da esperti, andranno ad arricchire le banche dati scientifiche utilizzate dai ricercatori per i loro studi.
L’iniziativa, sostenuta dal progetto di ricerca Tagliamento.org – curato da Chiara e Anna Scaini – e dal gruppo di cittadinanza attiva Noi Siamo Tagliamento, ha offerto ai partecipanti l’occasione di vivere il fiume in modo diverso, scoprendo le sue ricchezze naturali sotto la guida di esperti locali come Chantal Fresco.
Alla giornata ha preso parte anche il botanico tedesco Thomas Wagner, impegnato in queste settimane di fine estate in Friuli nello studio di specie vegetali, come la Myricaria Germanica e la Chondrilla chondrilloides, quest'ultima presente in pochissimi habitat naturali, tra cui il greto del Tagliamento.
La mattinata si è conclusa con l’entusiasmo dei partecipanti per aver vissuto nell’ecosistema unico e delicato del Tagliamento momenti di Citizen Science con la consapevolezza di aver contribuito non solo alla tutela dell’ambiente, ma anche al futuro della ricerca scientifica.
Tagliamento.org
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi.
“Noi Siamo Tagliamento” è un gruppo di cittadinanza attiva tra coloro che stanno contestando le grandi opere previste dal Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) e, in particolare, il ponte-traversa previsto tra Spilimbergo e Dignano. La nostra azione è diretta a difendere il Tagliamento, ecosistema primario di tutto il Friuli per le risorse di base e per i servizi ecosistemici generati, ma anche perché riconosciuto unico da centinaia di scienziati della terra (vedasi l’articolo di Andrea Goltara sul MV del 2 agosto 2025). Intendiamo, di seguito, rispondere a quanto proposto dal Senatore Lodovico Sonego nel suo articolo sul MV. Non prima, tuttavia, di ricordare l’alluvione del 1965 -di cui ricorre oggi il sessantesimo anniversario- che produsse vittime e gravi danni. Riteniamo che l’esercizio della memoria delle due alluvioni del ’65 e ’66 che riguardarono dolorosamente il territorio di Latisana e, in maniera non meno disastrosa, diverse valli carniche, sia un dovere sacrosanto verso le vittime ma anche in prospettiva futura perché la vulnerabilità agli eventi estremi ci riguarda ormai tutti allo stesso modo.
Ciò detto, riteniamo giusto riprendere gli spunti proposti dal senatore Sonego per contribuire a costruire una proposta organica di collaborazione tra le diverse comunità che ricadono su tutto il Tagliamento. “Collaborazione” è una prassi virtuosa che, fino ad ora, è mancata. Per anni, comitati, gruppi di scienziati, la popolazione rivierasca hanno cercato attivamente un confronto con le autorità competenti, al quale, però, le stesse autorità si sono sistematicamente sottratte. Collaborazione su tutto il corso del fiume che, purtroppo, sembra mancare anche negli appelli che provengono da Latisana dove i toni, giustamente preoccupati e anche a tratti comprensibilmente esasperati, non sempre vengono indirizzati verso scopi collaborativi. Ma, per doverosa comprensione della paura di nuove alluvioni, su questo punto si potrebbe anche sorvolare. Non si può sorvolare, invece, sulle furbe dimenticanze che caratterizzano la petizione proposta da un gruppo di persone ai cittadini di Latisana.
È furbesco ricondurre il problema della sicurezza e del rischio di Latisana sic et simpliciter agli anni ‘65-’66, senza considerare i successivi, importanti interventi di sistemazione idraulica (es. diaframmatura degli argini, innalzamento del ponte ferroviario).
È furbesco dimenticare che i parametri del rischio locale, da allora, sono totalmente modificati a seguito dell’incremento enorme della cosiddetta “esposizione” (possiamo anche decidere che, a Latisana, non si tocca neppure un edificio ma l’esposizione esistente rimarrà comunque un moltiplicatore del rischio locale!).
È furbesco dimenticare i vincoli, posti dal PGRA, alla portata del canale scolmatore Cavrato, ridotta a 1200 m3/sec (per fare un favore al Veneto), rispetto a quella effluente nel Tagliamento, aumentata invece a 2500 m3/sec, che genera i potenziali effetti disastrosi su Lignano esaminati nello studio del prof. ing. Marco Petti.
È furbesco trascurare che le opere che vengono invocate come salvifiche sono state studiate con simulazioni modellistiche risalenti agli anni novanta del secolo scorso (se non prima). E se non è furbizia, è irrazionalità, perché invocarle è come pretendere, per curarsi una brutta malattia, di ricorrere alle pratiche terapeutiche invasive e aggressive di 30-40 anni fa.
Infine, le soluzioni ritenute salvifiche sono politicamente ingiuste e non solo perché concettualmente vecchie e superate dalla scienza, ma anche perché chiedono ai territori del medio corso di farsi totalmente carico dei costi ambientali conseguenti a decisioni sbagliate operate nel basso corso.
Riteniamo puntualizzare che l'articolo del Senatore Sonego è discutibile su questi aspetti:
- La premessa di un "dibattito immaturo" è errata: il problema è un dibattito assente, causato dalla sistematica indisponibilità al confronto da parte delle autorità competenti.
La mancanza dell'accettazione di un dibattito ha esacerbato un'inutile, improduttivo e pericoloso conflitto fra le varie comunità rivierasche.
- Attribuisce la colpa della "polarizzazione" a entrambe le parti, mascherando la responsabilità unilaterale delle istituzioni nel non aver mai aperto un vero canale di dialogo.
- Crea un'ingiusta aspettativa che i comitati debbano fornire studi progettuali, ignorando che il problema è il mancato ascolto di scienziati e cittadini da parte delle autorità.
- Semplifica la questione ambientale parlando genericamente di "ambiente fluviale", senza specificare che l'opera andrebbe a distruggere il tratto a più alta valenza ecologica (il medio corso).
- Omette completamente il tema cruciale del consumo di suolo nelle aree a rischio a valle, un fattore che sposta il dibattito dalla sola ingegneria idraulica alla pianificazione territoriale.
Ciò detto, l’auspicabile collaborazione tra i diversi territori del fiume suggerita da Sonego è in fondo, ragionevole. La sfida proposta va accettata e noi, con il nostro tavolo tecnico, ci siamo! Quindi, va bene la proposta di débat public sugli scenari di intervento. E' condivisibile purché sia gestito, non formalisticamente, da un soggetto "terzo" (non l'Autorità di Bacino e neanche l'Assessorato all'ambiente che sono oggi parti in causa ma, per esempio, dal Consiglio regionale). Va bene il confronto tra scenari (chiamiamoli, per semplicità, quello delle "grandi opere" e quello della "rinaturalizzazione") purché:
a) siano definiti con pari livello di approfondimento;
b) riguardino tutto il bacino compresa la parte montana e
c) siano assicurate, dall’autorità Regionale, le risorse anche per le elaborazioni dello scenario di rinaturalizzazione che vuol dire riportare i corsi d’acqua a condizioni più vicine a quelle naturali – ad esempio rimuovendo ostacoli artificiali inutili o ricreando zone di espansione controllata – così da migliorare la capacità naturale del fiume di ridurre i rischi di alluvione a beneficio delle comunità umane.
Ora ci vuole una moratoria e una legge regionale ad hoc. Se il Consiglio Regionale volesse trovare una soluzione equilibrata al “cul de sac” nel quale siamo ora, dovrebbe darsi da fare in questa direzione!
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi
Non è stato difficile immaginare come sarebbe andata a finire l’audizione di venerdì 4 Luglio presso la sede dell’Autorità di Bacino a Venezia. Dei dodici esperti convocati soltanto cinque erano presenti. Vista l’esigua presenza si terrà una nuova audizione per informare anche i restanti sette, con le stesse modalità. Alle domande formulate dagli esperti nelle due audizioni di febbraio e aprile non sono state date risposte compiute ma è stato detto loro che i quesiti saranno presi in considerazione nella fase progettuale delle opere previste dunque, come detto dall’assessore Scoccimarro durante l’approvazione della Mozione Maurmair: si va avanti con il crono-programma delle opere che non subirà nessun rallentamento o ostacolo.
L’affidamento della progettazione delle opere avverrà entro fine 2025 in maniera separata affidando la redazione del DOCFAP (documento di fattibilità delle alternative progettuali) a tre società diverse. La fase progettuale, stando al citato cronoprogramma, dovrebbe durare fino al 2027 con un costo stimato di oltre 7 milioni di euro. Se si lamenta la mancanza di una visione unitaria tra le opere figuriamoci su una pianificazione capillare su tutta l’asta di bacino!
Di fatto l’audizione di venerdì conferma quanto previsto dal PGRA in essere, ossia la realizzazione delle opere idrauliche tra Spilimbergo e Dignano (non è stato indicato se si tratterà di traversa o ponte laminante) e a Madrisio con le casse di espansione fuori alveo. Rimane inalterata la volontà di ricalibrare l’incile del canale scolmatore del Cavrato andando incontro alle conseguenze ipotizzate dallo studio dell’ing prof. Marco Petti, ossia l’allagamento di vaste aree in prossimità della foce con tempi di ritorno di 6 anni. La decisione è la dimostrazione lampante della sudditanza in cui versa la regione FVG rispetto alla Regione Veneto: la gestione delle acque del Tagliamento sarà un onere esclusivo della regione FVG.
L’Autorità di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali si lava le mani dal compito affidatole dalla regione Friuli Venezia Giulia con la mozione Maurmair, diventata di fatto una farsa completa. Spostare il centro decisionale da Trieste a Venezia ha di fatto esautorato l’organismo di governo preposto a decidere in materia di grandi opere, passando la responsabilità da Erode a Pilato, senza entrare nel merito di un discorso tecnico già deciso in partenza su cui invece andavano necessariamente fatti approfondimenti grazie alle pressioni della cittadinanza, oggi abbandonata a una guerra tra territori.
Rispetto all’articolo del Gazzettino di sabato 5 luglio 2025 oltre al numero dei tecnici effettivamente presenti segnaliamo molte altre imprecisioni:
L’uso della parola vertice è inappropriata per definire un incontro precluso ai sindaci dei comuni rivieraschi perché “trattante materie tecniche”. La mancanza di rispetto a loro riservata è doppia: in memoria della scelta di adottare ulteriori 7 figure da affiancare a quelle scelte (su mandato della Regione) dai sindaci e il non considerare che essi conoscono in prima persona le criticità idrogeologiche dei propri territori in quanto a capo delle squadre di Protezione Civile comunale. Voler utilizzare la parola vertice significa dare risalto e autorevolezza a una farsa creata sopra decisioni già prese in precedenza.
Non sono stati ancora previsti scenari legati alle bombe d’acqua e all’impatto sul territorio in questa fase. Le domande degli esperti sono orientate a capire se questi fattori siano stati considerati nell’ipotesi preliminare di opere già ben definite, soprattutto per Spilimbergo (delibera 530/2024). In merito a ciò non sono giunte le risposte dall’Autorità di Bacino, come invece auspicato.
Nella Bassa friulana è fortemente radicata la devozione verso l’opera salvifica da realizzarsi rapidamente nel medio corso e capace di far dormire sonni tranquilli ai residenti di Latisana in caso di piena. La convinzione è strenuamente sostenuta da una narrazione errata sull’efficacia di opere molto complesse e intrinsecamente inefficaci per eventi catastrofici. L’unico termine applicabile in questo contesto è "mitigazione del rischio". Pianificatori, progettisti e tecnici del settore non parlano mai di sicurezza, perché le opere che si vanno a realizzare potrebbero fallire. Le popolazioni dei comuni di Varmo, Ronchis, Rivignano-Teor non sono edotte sulle opere che verrebbero realizzate sul loro territorio come la traversa di Madrisio, non descritta nella delibera 530/2024 e le casse di espansione fuori alveo, fatte con una grossa approssimazione sul loro dislocamento e sulla superficie dedicata alla laminazione fuori alveo.
I territori del basso corso del Tagliamento non hanno ben compreso l’entità e la natura delle opere previste così come non hanno compreso la gravità della scelta legata all’inversione delle portate tra Tagliamento e Cavrato. Come si può essere favorevoli a opere che non si comprende e che non riusciranno a garantire la “sicurezza” tanto richiesta?
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi
Il gruppo di cittadinanza attiva Noi Siamo Tagliamento - Ridare spazio ai fiumi ha partecipato a tutte le iniziative vicine al fiume o a esso dedicate degli ultimi giorni: dal festival “Lignano 180°” di venerdì 13 giugno, al seminario scientifico di sabato 14 giugno, alle discese in canoa e a piedi di domenica 15, con momenti di confronto con esperti provenienti da Nuova Zelanda, Francia, Germania, Austria, Gran Bretagna, Svizzera, Slovenia, oltre che Italia. Questa partecipazione diretta ci ha confermato – ancora una volta – quanto sia vitale un approccio integrato tra cultura, scienza e tutela del territorio per salvaguardare il Tagliamento, risorsa naturale di inestimabile valore per tutto il Friuli Venezia Giulia, ma anche per tutta Europa.
Lignano 180°: un festival di grande respiro… ma non privo di contraddizioni
Nei giorni scorsi Lignano Sabbiadoro ha ospitato “Lignano 180°”, un festival di ampio respiro dedicato alla pianificazione e alla gestione del verde urbano. Il programma ha raccolto decine di relatori, conferenze, passeggiate e proposte progettuali pensate per rendere più vivibili i nostri spazi pubblici, migliorare la qualità dell’aria e promuovere la mobilità sostenibile. Sulla carta, un modello virtuoso di “green planning” che merita apprezzamento.
Eppure, a valle di tanto entusiasmo, emerge un paradosso: mentre si discute di come piantare alberi, creare aree pedonali e realizzare barriere contro l’erosione costiera, a pochi metri dalle arginature del Tagliamento si parla di autorizzare nuove costruzioni. Non si considera l’intenzione dell’Autorità di Bacino espresse nell’ultimo aggiornamento del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni di diminuire le portate di piena lungo lo scolmatore Cavrato, che se realizzata andrebbe a minacciare insediamenti in Comune di Lignano durante piene di portata ordinaria, come evidenziato nella recente relazione del professor Petti (Università di Udine). Le aree a ridosso del fiume dovrebbero restare libere perché pericolose e per consentire il naturale deflusso delle acque in caso di piena. Non è un dettaglio secondario: i sindaci della Bassa Friulana da un lato continuano a lanciare allarmi sulla pericolosità delle piene del Tagliamento, ricordando come, già in passato, rapide ondate di piena abbiano minacciato abitazioni e infrastrutture, mentre dall’altro esprimono in maniera esplicita la volontà di voler costruire ovunque.
Sono ben individuabili diverse opere costruite all’interno degli argini del fiume. Le strutture si estendono su un’area che il fiume potrebbe occupare facilmente in caso di piena essendo all’interno del suo alveo. Costruire dentro gli argini non significa soltanto violare un principio di precauzione: significa esporsi a danni economici ingenti, dover attivare piani di evacuazione d’emergenza e, in ultima analisi, mettere a rischio vite umane.
Sul medio corso del Tagliamento un weekend all'insegna di scienza, partecipazione e protezione
Il medio corso del Tagliamento offre un esempio diametralmente opposto legato al concetto che ridare spazio ai fiumi sia il percorso da seguire per contemperare naturalità del fiume e mitigazione del rischio idraulico. Sabato 14 giugno il seminario internazionale promosso da Free Tagliamento ha richiamato a Spilimbergo un pubblico variegato di scienziati, ingegneri, docenti universitari, studenti e cittadini da tutta Europa. Gli interventi si sono concentrati su evidenze scientifiche, casi studio europei con approfondimenti e dibattiti tra i vari studiosi.
L’evento a tappe sul fiume siglato “Tagliamento Libero” ha coinvolto per tutto il fine settimana oltre 150 naviganti, dai più giovani agli over 60 nella discesa di due tratte di fiume rispettivamente di 12 e 15 chilometri a tappa, intermezzate da soste di approfondimento naturalistico e idraulico, musica e momenti di convivialità. È stato un successo travolgente che ha dimostrato come la partecipazione collettiva – unita al riconoscimento di buone pratiche di gestione fluviale – siano la via maestra per promuovere la convivenza col fiume e la consapevolezza ecologica. Anche i partecipanti alla camminata fra il Castello di Ragogna e il Sacrario Germanico di Pinzano hanno potuto assistere a un interessante resoconto sulla storia ai contrasti alle grandi opere sul Tagliamento degli ultimi 60 anni e alla performance del fisarmonicista Paolo Forte.
Sindaci Galizio e Sette: l’occasione persa per un dialogo costruttivo
In tutto questo fermento il nostro gruppo Noi Siamo Tagliamento vuole rimarcare alcune assenze significative al seminario di Spilimbergo: l’ex sindaco di Latisana, Daniele Galizio, e quello attuale, Lanfranco Sette. Quali le motivazioni? La loro presenza avrebbe potuto dimostrare apertura al confronto, disponibilità a integrare le evidenze scientifiche nel processo decisionale e volontà di collaborare con le forze vive del territorio. Invece, hanno preferito ignorare un appuntamento che non era un convegno di cartapesta, ma un laboratorio dal respiro internazionale, in cui scienziati di lungo corso hanno presentato dati concreti e possibili soluzioni alternative capaci di contemperare naturalità del fiume e riduzione del rischio idraulico per gli abitanti del basso corso del Tagliamento. Non si tratta di un atto di “ambientalismo radicale”, come qualcuno – probabilmente – cercherà di liquidare. Si è parlato, attraverso una comunicazione divulgativa, di idrologia, geologia, biologia fluviale, sociologia: discipline che adottano il rigore del metodo scientifico, peer review e risultati misurabili e ripetibili. In Europa interi bacini idrografici sono stati riadattati ispirandosi al Tagliamento, visione che ha consentito di diminuire il pericolo di eventi estremi e al contempo di favorire un ripristino, seppur lento, della biodiversità. L’assenza dei due primi cittadini, quindi, non è soltanto un fatto politico: è un’occasione persa per apprendere, dialogare e progettare insieme alle comunità. Grandi assenti anche la Regione FVG e l'Autorità di Bacino delle Alpi Orientali.
Mercoledì 18 giugno alle 10:30 si troveranno in un bar di Latisana sindaco, assessori, una consigliera regionale e associazioni locali per parlare di “Tagliamento più sicuro”, tutto ciò senza contraddittorio e senza invitare tecnici, scienziati e associazioni dell'alto e medio Friuli. Anche qui ci chiediamo il perché.
La nostra richiesta: stop alle costruzioni a ridosso del Tagliamento e ridare spazio ai fiumi
Il gruppo Noi Siamo Tagliamento vuole rivolgere un appello chiaro: fermare le concessioni a edificare facilmente nelle zone ad alto rischio esondazione, basta residence sul greto del fiume, no alla farsa di “eco-hotel” costruiti dentro le fasce di rispetto. Resta immutata la nostra ferma contrarietà a opere trasversali al fiume e a casse di espansione in alveo per permettere costruzioni in aree esondabili.
Ancora ci chiediamo come, in un’epoca in cui in tutto il mondo si sta sta procedendo speditamente e con risultati tangibili allo smantellamento di barriere fluviali, la Regione Friuli Venezia Giulia non sia in grado di proporre niente di meglio che dighe e barriere fluviali trasversali capaci soltanto di interrompere la connettività del fiume e il vitale trasporto di sedimenti per la naturale protezione costiera.
Gli sbarramenti ipotizzati dalla delibera 530/2024 semplicemente appaiono sempre di più delle opere superate nella loro logica progettuale e rappresentano la rinuncia ad affrontare le vere cause del dissesto idrogeologico, dimenticando che gli effetti più immediati legati ai cambiamenti climatici si manifestano nelle aste fluviali minori, ossia in territorio montano, trascurato nel processo di pianificazione territoriale integrata e partecipata.
La regione Friuli Venezia Giulia può diventare un modello europeo di convivenza con i fiumi tramite il caso Tagliamento attraverso l’attuazione di strategie condivise davvero lungimiranti da parte della pubblica amministrazione. La mitigazione del rischio idraulico comincia dalla consapevolezza che è più importante preservare un sistema che già funziona, concorrendo naturalmente alla laminazione dei picchi di piena, addirittura restituendogli lo spazio sottratto da attività antropiche che lo hanno via via reso più inciso e atrofizzato nel suo alveo, rendendolo di fatto più pericoloso quando si manifestano eventi di piena a valle. Ridare spazio ai fiumi è una maniera logica per renderli più sicuri e resilienti di fronte ai mutamenti climatici che impongono un ritmo più marcato tra gli estremi di siccità e alluvioni, mantenendo al contempo le inestimabili varietà ecologiche che li popolano.
Il Tagliamento non è in vendita
Le recenti polemiche di ex sindaco e sindaco di Latisana Galizio e Sette contro il divulgatore scientifico Mario Tozzi intervenuto nella lectio magistralis a Lignano 180° a chiusura della giornata di venerdì 13 Giugno rivelano un approccio miope alla gestione del territorio: le polemiche contro chi solleva questioni scientifiche non nascondono la realtà: continuare a costruire a ridosso dei fiumi significa mettere a rischio vite umane e attività economiche: per definizione Il rischio esiste dove l'uomo costruisce. Dobbiamo smettere di costruire dove l'acqua può tornare sovrana (anche con grandi opere, quando finalizzate a rendere edificabili nuovi territori). Il Tagliamento è patrimonio comune, non un'occasione di lucro edilizio.
La scienza dimostra che coniugare mantenimento della biodiversità e sicurezza idraulica è possibile, soprattutto quando alla base c'è la volontà dei cittadini: il grande interesse per le tematiche legate al fiume e gli eventi di questi giorni lo dimostrano ampiamente. Il rischio c'è dove ha costruito l'uomo: perché continuare a sostenere narrative obsolete e divisive reiterando sempre gli stessi errori.
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi
Aggiornamenti sulle audizioni in Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali tenutesi a Venezia il 19 febbraio e l’8 aprile 2025.
Un breve riepilogo
Con la mozione n.100 di novembre 2024 a prima firma Markus Maurmair (FDI) il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha voluto promuovere, senza alcun rallentamento all'iter avviato, un'audizione da tenersi entro il mese di febbraio 2025 presso l'Autorità di bacino Distrettuale Alpi Orientali di esperti e professionisti indicati dai Comuni. Questo, a detta della Giunta, per “favorire la migliore comprensione degli interventi previsti nell'allegato III-B relativi alla UOM ITN009 Tagliamento, inserito nel Piano di Gestione del Rischio Alluvioni”.
Martedì 8 aprile 2025 a Venezia presso la sede dell’Autorità di Bacino si è tenuta la seconda audizione finalizzata a raccogliere le domande e le osservazioni di 12 tecnici ed esperti in materia di geologia, gestione del rischio alluvioni, interventi idraulici e tutela della biodiversità. La precedente audizione si era tenuta sempre a Venezia il 19 febbraio, dove erano intervenuti 9 dei 12 tecnici. A onor di cronaca questi incontri sono serviti solo per ascoltare le domande dei 12 esperti, non per fornire loro delle risposte o per aprire un dibattito tra figure competenti. L’Autorità di Bacino e la Regione Friuli Venezia Giulia non si sono ancora espresse in merito.
Le ipotesi attualmente in discussione, che prevedono la costruzione di due traverse – a Dignano-Spilimbergo e a Madrisio – e delle casse di espansione fuori alveo hanno suscitato forti preoccupazioni tra esperti e cittadini, in quanto se realizzate comprometterebbero in maniera irreversibile l’assetto idrogeologico e l’ecosistema del territorio, dando una falsa percezione di sicurezza agli abitanti della bassa pianura.
Approfondimento sui quesiti tecnici emersi:
I 12 esperti convocati alle due audizioni sono: ing. Walter Bertoldi, prof. Francesco Comiti, prof.ssa Bruna Gumiero, dott. Ing. Mario Causero, Giovanni Battista De Prato, dott.ssa ing. Michela Diracca, dott. ing. Andrea Goltara, prof. Marco Nicolini, prof Ing. Marco Petti, dott. geol. Andrea Mocchiutti, dott. Ing. Salvatore Patti, prof. Ing. Pietro Teatini.
Durante le audizioni questi esperti hanno sollevato numerosi interrogativi critici, che elenchiamo di seguito.
Valutazione del trasporto solido e sedimentario:
E’ stato richiesto come sia stata valutata l’interazione tra l’opera e il trasporto solido, evidenziando le incertezze sulle stime relative alla quantità di sedimenti trasportati e sul ruolo dei manufatti idraulici nel piano di gestione dei sedimenti del bacino. In particolare, si è discusso se le opere proposte tengano conto della naturale laminazione del fiume e dell’eventuale interferenza con il trasporto vegetale.
Impatto sulla vegetazione riparia e funzionamento in presenza di vegetazione:
Un ulteriore quesito riguarda la capacità dell’opera di non compromettere la vegetazione riparia, elemento fondamentale per mantenere l’equilibrio ecologico del fiume. Gli esperti hanno richiesto chiarimenti su come l’impatto sulla vegetazione e le dinamiche a lungo termine (morfologia-vegetazione) siano state considerate nella progettazione.
Affidabilità dei modelli idraulici e simulazioni di eventi estremi:
Numerosi interventi hanno evidenziato come il modello idraulico utilizzato (HEC-RAS in modalità 1D -monodimensionale- a fondale fisso) risulti troppo semplificato per un corso d’acqua complesso come il Tagliamento. I tecnici hanno messo in dubbio la capacità del modello di rappresentare adeguatamente eventi di piena centenaria, sottolineando la necessità di includere scenari di piena con differenti onde in arrivo in base ai differenti apporti idrici dei fiumi e torrenti tributari considerando l’intero bacino idrografico, variazioni delle portate e l’innalzamento del livello del mare in un contesto di cambiamento climatico.
Analisi costi-benefici e alternative strutturali:
È stato chiesto se l’analisi economica abbia considerato in maniera integrata non solo l’investimento per la costruzione dell’opera (CAPEx), ma anche le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria (OPEx). Gli esperti hanno inoltre sollevato il punto che, per mitigare il rischio idraulico, dovrebbero essere valutate alternative strutturali e non, come interventi di manutenzione in alveo e soluzioni basate sulla natura, in grado di preservare la dinamicità del fiume.
Considerazioni sui cambiamenti climatici e dinamiche fluviali:
La recente esperienza degli eventi meteorologici estremi – come la tempesta Vaia del 2018 – ha evidenziato che le previsioni idrauliche non sembrano tenere conto in modo adeguato dell’effetto combinato del cambiamento climatico e delle dinamiche locali. I quesiti si sono focalizzati sul fatto che il modello usato non includa scenari di precipitazioni intense e concentrate nel tempo e nello spazio (le cosiddette bombe d’acqua), elementi che hanno storicamente determinato le alluvioni più dannose nel bacino del Tagliamento. Questo aspetto ha impegnato il nostro Tavolo Tecnico in uno studio più approfondito che intendiamo divulgare nel prossimo comunicato che verrà pubblicato a breve.
Implicazioni territoriali e sociali:
Infine, gli esperti hanno sottolineato le potenziali conseguenze sull’uso del territorio: la realizzazione delle opere, in particolare quella tra Dignano e Spilimbergo, potrebbe comportare l’allagamento di zone residenziali, aree agricole e infrastrutture locali quali la scuola agraria, l’oratorio e lo stadio comunale, oltre a modificare il naturale deflusso delle acque, con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sulla gestione delle risorse idriche locali, nonché l'impatto negativo sulle risorgive più a valle.
La posizione di Noi Siamo Tagliamento:
Il nostro gruppo ritiene che ogni intervento sul Tagliamento debba fondarsi su un’approfondita analisi tecnica, economica e ambientale effettuata su scala di bacino, che vada ben oltre un mero approccio ingegneristico. La tutela della naturalità del fiume e la partecipazione attiva dei cittadini alla sua gestione rappresentano pilastri imprescindibili per garantire la sicurezza idraulica senza compromettere il valore ecologico del corpo idrico.
Le criticità sollevate dai 12 esperti durante le due audizioni sono numerose sia sugli scenari della pubblica incolumità, sia sulla fattibilità tecnica sia sulla salvaguardia del patrimonio ambientale. Come gruppo di cittadinanza attiva chiediamo quindi che vengano date delle risposte pubbliche ai quesiti posti.
Appello alla cittadinanza:
Invitiamo tutti i cittadini a informarsi e a partecipare attivamente al dibattito sul futuro del Tagliamento, un patrimonio naturale di inestimabile valore per le nostre comunità. Solo un confronto aperto e partecipato potrà garantire che le decisioni prese rispettino sia i criteri di sicurezza idraulica che l’equilibrio ecologico del fiume. Tali scelte non possono prescindere da un processo partecipativo ampio e strutturato con la popolazione.
Noi Siamo Tagliamento - ridare spazio ai fiumi